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Esteri

Donald Trump: “Se vincono i Dem sarò Mr. Veto”

Resta da vedere fino a che punto il sistema dei pesi e contrappesi riuscirà a contenere l'uso politico del timbro presidenziale

di Daniel Walker -


Tra minacce di stallo al Congresso, sanzioni alle Big Tech e sentenze federali, la Casa Bianca intende impugnare l’arma sempre teorizzata dallo Studio Ovale: trasformare il potere di veto in una trattativa permanente.

Trump: “Sarò Mr. Veto”

Negli ingranaggi del potere americano non si governa solo con i decreti o la mediazione parlamentare, ma con un pennarello rosso brandito come leva negoziale. L’etichetta non è un’invenzione dei detrattori, ma la definizione scelta dallo stesso Donald Trump, pronto a «diventare “Mr. Veto“» di fronte a una maggioranza di segno opposto.

Una dottrina politica lineare nella sua brutalità. Ddi fronte all’ostacolo legislativo, la risposta è una sola. «Quello che succede è che porrò il veto su tutto… fai veto, veto, veto, e poi loro vengono e dicono: come facciamo a risolverla? E fai un accordo».

La firma presidenziale?

La sua sigla diventa così una trappola per le istituzioni e per il sistema informativo. Serve l’approvazione del bilancio della difesa per finanziare le forze armate? Il via libera non arriverà a meno che il Parlamento non smantelli le tutele legali delle piattaforme digitali.

Per lo Studio Ovale, infatti, lo scudo normativo della Section 230 rappresenta «una seria minaccia alla nostra Sicurezza Nazionale», al punto da annunciare sui social: «sarò costretto a porre inequivocabilmente il veto sulla legge» se la norma non verrà abrogata.

Il terreno costituzionale

Poi, quando il veto travalica le leggi per colpire direttamente le testate giornalistiche sgradite, cosa accade? Revoca le credenziali d’accesso alla Casa Bianca a reporter di Cnn, Politico e Ms Now e lo scontro scivola sul terreno costituzionale.

A fermare la penna presidenziale è stato l’altolà di un giudice federale, che nel riammettere la stampa ha smontato la retorica del potere esecutivo. Quella sbarra alzata contro i cronisti non era sicurezza nazionale, ma un’evidente «discriminazione basata su un’opinione contraria». In questo, dettata dal fatto che il presidente ritiene quelle notizie «imprecise e di parte contro di lui».

Tra la minaccia di paralizzare il Congresso e le sanzioni ai media, “Mr. Veto” ha trasformato il divieto in uno stile di governo. Resta da vedere fino a che punto il sistema dei pesi e contrappesi riuscirà a contenere l’uso politico del timbro presidenziale.

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