L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Se l’emancipazione riguarda tutti noi

di Adolfo Spezzaferro -


La dinamica è nota, perché ci siamo passati tutti e altri ci passeranno. Da una parte c’è un genitore che controlla ogni scelta dei figli (lavoro in primis), suggerisce l’affitto “giusto”, offre aiuto ma pretende di sapere come verrà speso ogni singolo euro. Dall’altra, c’è un giovane che rivendica autonomia, ma non può permettersi il lusso di esercitarla. È la distanza tra ciò che si è potuto costruire fino ad ora e ciò che oggi (spesso) non è più possibile.

I genitori hanno conosciuto un mondo in cui un impiego stabile consentiva di progettare, comprare casa, risparmiare. I figli invece si ritrovano stipendi che rincorrono il costo della vita, contratti intermittenti e affitti che divorano il reddito. La casa, promessa di indipendenza, è diventata una soglia invalicabile. Così l’aiuto familiare diventa welfare privato: decisivo per alcuni, inesistente per altri. E l’eredità rischia di apparire come l’unica politica abitativa accessibile (ma così, come spiegano gli esperti, i soli risparmi non possono far girare l’economia).

I pensionati vengono raccontati come una generazione protetta, titolare di assegni e patrimoni che i giovani possono soltanto sognare. Ma la percezione è quasi sempre distorta, e trasforma differenze economiche in giudizi morali. I più grandi sembrano aggrapparsi ai vantaggi. I più giovani vengono accusati di non adattarsi e di volere tutto. In mezzo, genitori che faticano a lasciare spazio e figli che non si riconoscono nel mondo ricevuto in consegna. Il patto generazionale si è spezzato? Di certo si è incrinato il suo presupposto, che ogni generazione possa consegnare alla successiva condizioni di vita migliori.

Non basta invitare i giovani alla pazienza, né gli adulti si devono sentire in colpa per la sicurezza conquistata. Occorre rendere meno dipendente dalla famiglia l’accesso a una casa, a un lavoro dignitoso, a servizi che accompagnino la vita. Serve anche un cambio di postura nelle dinamiche familiari. Aiutare senza dirigere, ascoltare senza correggere tutto per partito preso, riconoscere che un figlio possa scegliere una strada diversa senza essere per forza ingrato. Le generazioni non sono una sorta di clan nemici, condividono legami, risorse, paure. Ma la solidarietà non può essere soltanto un bonifico dei nonni o una stanza concessa dai genitori. Deve diventare responsabilità pubblica, capace di distribuire opportunità. Solo così lasciare andare non sembrerà abbandonare, e restare vicini non significherà trattenere. L’emancipazione – fondamentale come sempre – di questi tempi deve essere collettiva.

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