Midterm, ora la base Dem vuole la trincea contro Trump
Una futura rotta che si preannuncia come un cammino sul filo del rasoio
All’indomani della vittoria alle elezioni di metà mandato, il manuale della politica classica a Washington prescriverebbe la ricerca del compromesso. Cioè trovare terreno comune con la Casa Bianca sulle priorità economiche e dimostrare capacità di governo. Ma il messaggio che si leva dal popolo democratico è l’esatto contrario: nessuna trattativa, nessuna concessione.
Il sondaggio di Politico
Secondo l’ultimo sondaggio condotto da Politico, quasi due terzi (il 65%) degli elettori democratici chiedono al nuovo Congresso di concentrarsi su un unico obiettivo: bloccare l’agenda di Donald Trump. Soltanto un timido 26% ritiene opportuno cercare intese.
La risposta della base è così perentoria da accettare apertamente l’impatto collaterale: lo stallo legislativo totale – negli Usa, il gridlock – considerato un prezzo ragionevole pur di erigere un muro di sbarramento contro l’amministrazione presidenziale.
La rilevazione ha innescato un serrato dibattito tra gli osservatori politici americani.
All’interno delle analisi di Politico si sottolinea il cortocircuito in cui si trovano i leader democratici Hakeem Jeffries e Chuck Schumer. Ora, divisi tra l’esigenza di rispondere all’inflazione e il mandato di ostruzionismo ricevuto dalle urne.
Dalle colonne del Washington Monthly, la sottolineatura di come la base democratica stia adottando la stessa logica di intransigenza che un tempo fu del Tea Party conservatore.
Ma la scelta comporta rischi strategici non indifferenti. Dagli esperti del Cook Political Report e le rilevazioni di Pew Research un avvertimento. La preferenza per lo scontro frontale rispetto al pragmatismo soddisfa sì l’ala più militante. Però rischia di alienare la fondamentale fetta di elettori centristi e indipendenti.
Sul fronte opposto, gli strategist del Partito Repubblicano gongolano. La dichiarata indisponibilità democratica al dialogo offre a Trump il perfetto capro espiatorio su cui scaricare i rallentamenti dell’azione di governo.
Per la leadership di Capitol Hill la rotta si preannuncia come un cammino sul filo del rasoio. Assecondare il 65% dei propri elettori trasformando il Congresso in una fortezza d’opposizione? O rischiare la punizione alle urne nel 2028 per aver cercato un’intesa con l’avversario?
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