La Difesa in Europa, la partita dell’Italia con Leonardo
Sfruttando la flessibilità europea per le spese militari, la politica ha blindato i programmi pluriennali dai tagli di bilancio
L'ad di Leonardo, Lorenzo Mariani
Dietro le quinte della diplomazia europea, la partita della Difesa è ormai un raffinato equilibrio tra finanza pubblica e strategie industriali.
La partita della Difesa
L’approvazione del Documento Programmatico di Bilancio segna una svolta. La spesa italiana per la Difesa salirà dall’1,3% all’1,6% del Pil nel 2027, sbloccando circa 8 miliardi di euro aggiuntivi (di cui 5 destinati a nuovi sistemi).
Sfruttando la flessibilità europea per le spese militari, la politica ha così blindato i programmi pluriennali dai tagli di bilancio.
La cornice di Leonardo
Per Leonardo, questa cornice sostiene una crescita commerciale record, con un portafoglio ordini che ha superato i 60 miliardi di euro.
Nella governance del gruppo — guidata dall’ad Lorenzo Mariani dal maggio scorso — la sfida chiave è l’esecuzione. Serve convertire la mole di ordini in produzione tempestiva.
Qui la politica incontra le alleanze industriali della visione One Company. La sicurezza moderna richiede scala continentale.
Da questo nasce l’integrazione internazionale: i mezzi terrestri con l’acquisizione di Idv (1,6 miliardi), la joint venture con la tedesca Rheinmetall, i programma aereo Gcap.
Sul fronte marittimo, il perno è Orizzonte Sistemi Navali (con Fincantieri), regista tra scafi ed elettronica avanzata per i cacciatorpedinieri DDX. Nello Spazio si consolida l’asse con Airbus e Thales.
L’incrocio tra risorse certe per il 2027 e grandi consorzi internazionali posiziona così l’Italia al centro dell’autonomia strategica europea.
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