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Cronaca

Lo strano caso di Ranucci, che ormai fa più notizia per ciò che dice che per quello che fa

L'esordio di Spotlight, la nuova meta di Sigfrido

di Redazione -


di MATTEO BARONE

Sigfrido Ranucci ha passato anni a cercare quello che gli altri preferivano nascondere. Adesso è lui a farsi cercare, e la cosa avrebbe persino un certo fascino se attorno alla sua figura continuasse a esserci la stessa chiarezza che ha sempre preteso dai protagonisti delle sue inchieste.

Perché il giornalista diventato simbolo di Report sembra attraversare una fase nella quale la propria vicenda personale occupa uno spazio crescente rispetto al lavoro che dovrebbe raccontarla. L’ultimo episodio ha qualcosa di irresistibilmente surreale. Ranucci annuncia con entusiasmo sui social l’arrivo di Spotlight su RaiNews24, invita il pubblico a seguirlo e addirittura a mandare fotografie davanti al televisore.

Un richiamo che lascia immaginare un ritorno in grande stile, dopo settimane di polemiche per l’uscita da Report. Poi arriva la sera del debutto, il 2 novembre, e sullo schermo compare un reportage di Luca Gaballo dedicato al caro affitti a Barcellona. Di Ranucci nemmeno l’ombra. Il suo nome risulta assente persino dai titoli di coda.

Ora, un vicedirettore con delega agli approfondimenti può certamente lavorare dietro le quinte. Ma se il volto più celebre della redazione mobilita personalmente il pubblico per un programma al quale apparentemente partecipa soltanto attraverso la promozione, qualche interrogativo diventa inevitabile. Soprattutto quando quel volto appartiene a un professionista che ha costruito la propria autorevolezza chiedendo agli altri di rendere conto anche dei dettagli apparentemente secondari.

Il punto, però, va oltre Spotlight. Da quando è fuori da Report, Ranucci sembra essere diventato il protagonista di una narrazione che ruota soprattutto attorno a Ranucci. Le polemiche con la Rai, il ricorso urgente respinto dal Tribunale del Lavoro, le dichiarazioni pubbliche e le numerose occasioni nelle quali racconta la propria vicenda professionale hanno finito per trasformare il giornalista in un personaggio che alimenta continuamente il dibattito su se stesso. Condizione certamente comprensibile per chi ha avuto un ruolo così riconoscibile nel servizio pubblico, ma che presenta un rischio piuttosto evidente.

Quando la notorietà personale diventa il principale argomento di una storia, persino il lavoro giornalistico può finire sullo sfondo. E nel caso di Ranucci la questione appare particolarmente delicata, perché la sua credibilità è cresciuta proprio grazie alla capacità di mettere sotto osservazione personaggi abituati a godere di un credito pubblico considerevole. Il giornalista ha naturalmente il diritto di difendere le proprie ragioni, così come quello di considerare ingiuste le decisioni aziendali che lo hanno riguardato. Le pressioni politiche emerse nel corso della vicenda meritano attenzione, ma sarebbe curioso se la solidarietà ricevuta finisse per trasformarsi in una sorta di immunità dalla critica. Anche perché il Tribunale del Lavoro, pur rilevando elementi di tensione e pressioni esterne, ha respinto la richiesta urgente di reintegro alla guida di Report.

Nel frattempo, la sua presenza pubblica continua a essere intensa, tra interventi e appuntamenti nei quali la vicenda professionale si intreccia inevitabilmente con quella personale. È una scelta legittima, che tuttavia espone al rischio di diventare più interessante come protagonista delle proprie controversie che come autore di nuove inchieste. E forse è proprio questa la stranezza maggiore. Un giornalista che ha saputo costruire un rapporto di fiducia con il pubblico attraverso il rigore delle domande dovrebbe essere il primo a comprendere che quel rapporto funziona anche nella direzione opposta. La popolarità conquistata attraverso il lavoro merita rispetto, ma può diventare ingombrante quando finisce per precederlo.

Per questo il debutto di Spotlight rappresenta un piccolo caso televisivo che racconta qualcosa di più grande. Ranucci ha chiamato a raccolta il pubblico per un programma nel quale la sua presenza professionale è rimasta poco riconoscibile. E mentre si continua a discutere di lui, il reportage di chi quella sera ha effettivamente lavorato davanti alle telecamere rischia di diventare un dettaglio. Una curiosa inversione delle parti per chi ha fatto della ricerca dei protagonisti nascosti una delle proprie fortune giornalistiche. Stavolta sarebbe interessante capire dove si trovasse il protagonista annunciato e quale fosse esattamente il suo ruolo.

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