Il Reddito di cittadinanza, l’amnesia del campo largo
La viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci presenta un bilancio difficile da smentire o mascherare dietro gli slogan
Un frame tratto da un video del 2020 reso disponibile dalla Guardia di Finanza che riguarda oltre 20 boss, condannati definitivamente per mafia o loro familiari, che avrebbero illegittimamente intascato il reddito di cittadinanza
Mentre nei retroscena sul programma del fronte dell’opposizione riaffiora l’ipotesi di ripristinare il Reddito di cittadinanza, i numeri rammentano una realtà ineludibile: miliardi erogati a vuoto e una montagna di indebiti irrecuperabili.
Il ritorno del Rdc nel programma delle opposizioni
Nei corridoi della politica basta poco per far riaffiorare i fantasmi del passato. Negli ultimi giorni, con l’avvio informale dei tavoli programmatici per la costruzione dell’intesa di coalizione nel centro-sinistra, l’ipotesi di un ripristino del vecchio Reddito di Cittadinanza. Una voce tornata a circolare con insistenza. Un cavallo di battaglia ritirato fuori dal cassetto, con molta evidenza, per ricompattare l’elettorato.
L’attacco di Bellucci
La viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci presenta un bilancio difficile da smentire o mascherare dietro gli slogan.
Il consuntivo di quattro anni di Reddito e Pensione di Cittadinanza non si misura infatti soltanto con i 34,5 miliardi di euro complessivamente erogati, ma con la voragine contabile che ha alimentato. E che lo Stato si trascina ancora dietro: 1,7 miliardi di euro di indebiti accertati. Di questi, 1,46 miliardi figurano tuttora come somme non recuperate nei bilanci dell’Inps.
Un credito erariale virtuale che, nella stragrande maggioranza dei casi, non tornerà mai nelle casse pubbliche.
Il punto debole
La debolezza del meccanismo non è mai stata il sostegno al disagio sociale in sé, ma l’architettura stessa della norma. Un sistema fondato su autocertificazioni immediate e controlli arrivati quasi sempre a cose fatte.
Poi, la Guardia di Finanza è andata a verificare a campione le posizioni a maggior rischio, come i percettori in stato di detenzione o con condanne penali ostative. Le irregolarità hanno superato l’80% dei casi controllati. Più di quattro posizioni su cinque erano non spettanti.
A questo quadro si aggiunge il fallimento strutturale delle politiche attive. Il pilastro del collocamento lavorativo e dei navigator si è risolto in un costo spropositato per la collettività. Ciò a fronte di un tasso di inserimento nel mercato del lavoro del tutto marginale.
Rilanciare oggi l’idea del Reddito di Cittadinanza senza farsi carico di queste evidenze non significa fare una battaglia per gli ultimi. Significa promuovere un’amnesia collettiva a spese dei contribuenti.
Qualsiasi forza politica che intenda riaprire quel capitolo non potrà limitarsi a riproporre il vecchio modello. Dovrà prima spiegare – i %Stelle per primi – come intende evitare di ripetere gli stessi errori e lo stesso drenaggio di risorse pubbliche.
Torna alle notizie in home