I mercati in Europa non tracollano, il petrolio torna sopra i cento dollari. L'allarme Fao e il nodo fertilizzanti, tra le paure per i tassi alti e il conto per l'agricoltura
Col fiato sospeso, ma una speranza nel cuore: non si può fare altro perché la situazione a Hormuz diventa sempre più pesante e, da ogni parte, si rincorrono peana apocalittici e scenari catastrofici. Sembra tutto nero. Ed è proprio quello, in fondo, che vogliono le parti in causa. Sia gli Stati Uniti, che l’Iran. La guerra, in fondo, si combatte prima così: aggredendo il fronte interno del nemico, sperando che quello interno regga. La situazione a Hormuz è pesante e non c’è nessuno che non guardi all’evolversi degli eventi con trepidazione.
A Hormuz col fiato sospeso
Il petrolio, con le quindici navi americane a rendere concrete le minacce di Donald Trump, è tornato sopra i cento dollari al barile. Un aumento del 6% col brent a 101 bigliettoni e il Wti che lo supera, a 103. Le Borse, almeno in Europa, non si sono lasciate sconvolgere più di tanto. A tutto, più o meno, si fa il callo. I mercati finanziari del vecchio Continente hanno chiuso in ribasso. Ma chi s’aspettava un ruzzolone è rimasto deluso. Milano ha chiuso poco sotto la parità, -0,17%. Meglio di tutte le altre: il Dax di Francoforte cede lo 0,51%, il Cac 40 di Parigi segna -0,37%, il Ftse 100 di Londra lo 0,2%. Perdita maggiore per l’Ibex 35 di Madrid, che cede lo 0,99%. L’unica a correre è Budapest ma se la Borsa sfiora guadagni per il 5% è evidente che sia per tutt’altre ragioni. Forse, probabile ma non certo, a pesare più delle mattane di Trump è stata la “nota” di Goldman Sachs, secondo cui gli hedge fund, bontà loro, avrebbero abbandonato le posizioni di short selling, e dunque le scommesse al ribasso, tornando a investire sulla crescita dei titoli e delle azioni. Chissà.
Il nodo dei tassi, le parole di Patuelli (Abi)
In Europa, mentre il mondo resta col fiato sospeso e l’Asean comunica che le trattative sembrano proseguire, il tema centrale è quello dei tassi. Il vicegovernatore Bce Luis De Guindos ha detto in Spagna che saranno alzati se ci saranno effetti “secondari”. In Italia, un ritocco al costo del denaro è dato (quasi) per scontato da tutti gli osservatori. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, tenta di distribuire realismo e ottimismo: “I tassi sono aumentati il 27 febbraio…”. E non gli si può mica dar torto: con l’inizio delle ostilità tra Usa, Israele e Iran gli effetti sulla vita quotidiana di tutti, anche di chi ha un mutuo, si sono già fatti sentire senza la necessità che Lagarde e soci dovessero per forza intervenire.
Caro gasolio, dopo gli aerei pure bus e traghetti a rischio?
La chiusura dello Stretto di Hormuz non è una vicenda che impatta solo sull’energia. Seppur principalmente riguardi petrolio e gas. Dopo gli aerei, a rischio ci sarebbero i traghetti e persino i bus. Sia quelli del trasporto pubblico locale che quelli turistici. Tutta colpa del caro gasolio che incombe sulla logistica e sul sistema dei trasporti. Ma pure sull’agricoltura: Unimpresa annuncia che la crisi costerà tra i due e i tre miliardi al settore primario italiano e impatterà, ulteriormente, pure sulla pesca. I prezzi, minacciano i consumatori, hanno concluso la loro parabola discendente e c’è da aspettarsi ulteriori rincari. Non solo gas e petrolio. Ma pure fertilizzanti. A quanto pare, la Cina avrebbe avviato un piano per limitare, se non azzerare, le esportazioni di acido solforico. Una misura necessaria, spiegano i media asiatici, per difendere l’agricoltura cinese. Ma che potrebbe avere pesantissime conseguenze.
L’allarme della Fao e il nodo fertilizzanti
Quelle, per capirsi, preconizzate dalla Fao. Secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite, siamo di fronte a una possibile “catastrofe agroalimentare” di proporzioni “globali”. Roba, in fondo, già vista all’epoca del Covid (ricordate, l’everything shortage?), un pericolo già vissuto pericolosamente con la guerra tra Russia e Ucraina. C’è da far presto e bene. Pensare ai biocarburanti, per esempio. Il mondo assiste all’ennesimo capitolo della vicenda Hormuz col fiato sospeso. Ma la speranza, quella no, non deve mancare. Pure perché qualche elemento di consolazione (e di realistico ottimismo) pure c’è, in giro per il mondo.