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Massimo Balducci, l’italiano che a Bruxelles ha imparato a difendere l’Italia dalle sue cattive abitudini amministrative

di Alessandro Butticé -


C’è un’Italia che non appare nei talk show, che non vive di slogan e che raramente conquista le prime pagine. È l’Italia delle competenze, dello studio, della concretezza. Un’Italia che, quando attraversa le frontiere europee, spesso scopre di valere più di quanto essa stessa creda.

Massimo Balducci appartiene a questa Italia. Marchigiano, accademico, esperto di organizzazione pubblica, uomo sospeso da decenni tra Bruxelles e il nostro Paese, Balducci rappresenta una figura sempre più rara: quella dell’italiano-europeo che non ha mai smesso di sentirsi profondamente italiano proprio perché ha imparato a guardare l’Italia dall’esterno.

E forse è proprio questa distanza a rendere più nitido lo sguardo.

Per anni, nel dibattito pubblico italiano, abbiamo raccontato Bruxelles come il luogo delle regole, dei vincoli, della burocrazia. Ma chi conosce davvero le istituzioni europee sa che, molto spesso, il problema non è l’Europa. Il problema è il modo in cui noi italiani traduciamo – o deformiamo – le regole europee dentro le nostre amministrazioni.

Balducci lo ripete da tempo, con la pacatezza di chi ha studiato i fenomeni prima di giudicarli: l’Italia non soffre per mancanza di norme. Ne produce persino troppe. Soffre, piuttosto, per un eccesso di adempimenti, per una cultura amministrativa che troppo spesso confonde il controllo con l’efficienza, la procedura con il risultato.

È il cuore del suo ultimo lavoro: “Le amministrazioni riformano se stesse: casi di successo di modernizzazione amministrativa e suggerimenti per replicarli”, pubblicato da Franco Angeli in open access e quindi accessibile gratuitamente a tutti.  

Un libro che meriterebbe attenzione non solo accademica ma soprattutto politica. Perché contiene una verità semplice e quasi rivoluzionaria: alcune amministrazioni italiane, negli ultimi trent’anni, sono riuscite a diventare efficienti senza attendere nuove leggi, nuove riforme o nuovi commissari straordinari. Lo hanno fatto cambiando il modo di lavorare, responsabilizzando le persone, organizzando meglio i processi, mettendo al centro il servizio al cittadino.

Balducci raccoglie casi concreti, esperienze vissute, testimonianze di dirigenti pubblici che hanno dimostrato come lo Stato possa funzionare quando smette di complicarsi la vita da solo. Ed è significativo che molte di queste esperienze abbiano punti di contatto con il metodo di lavoro delle istituzioni europee, dove la cultura del risultato prevale spesso sulla liturgia dell’adempimento.

Non è un caso che nel volume trovino spazio anche le esperienze degli Esperti Nazionali Distaccati presso la Commissione europea: italiani che a Bruxelles imparano pratiche moderne di amministrazione e che troppo spesso, una volta rientrati in patria, vengono ignorati, o persino penalizzati, anziché valorizzati.

È una contraddizione tutta italiana: mandiamo a Bruxelles persone competenti, le vediamo crescere professionalmente in ambienti internazionali altamente performanti e poi, al ritorno, preferiamo reinserirle dentro vecchi meccanismi burocratici invece di utilizzarne esperienza e visione. Ne ho parlato la settimana scorsa a proposito di Poste Italiane.

Chi ha avuto il privilegio — come chi scrive, primo ufficiale della Guardia di Finanza distaccato, nel 1990, presso le istituzioni europee — di vivere Bruxelles dall’interno senza smettere di servire lealmente l’Europa, ma con essa anche l’Italia, conosce bene il valore strategico di quelle esperienze. A Bruxelles si impara che rigore e pragmatismo possono convivere. Che le amministrazioni possono funzionare senza soffocarsi da sole. E che l’Italia, quando si presenta con donne e uomini preparati, è rispettata molto più di quanto certi complessi nazionali inducano a credere. Il problema nasce semmai quando queste competenze rientrano in patria o trovano sistemi incapaci di valorizzarle pienamente in termini di carriera. È qui che il patriottismo concreto di Balducci incontra il limite di tanti italiani-europei, che può diventare ostacolo al tentativo di riportare in Italia il meglio dell’Europa, senza mai rinunciare all’orgoglio italiano.

Massimo Balducci da anni costruisce ponti. Tra Italia ed Europa. Tra amministrazione e risultati. Tra cultura del servizio e responsabilità pubblica.

Ed è forse questo il vero europeismo concreto: non quello che difende l’Europa per principio, né quello che attacca Bruxelles per convenienza politica, ma quello che prova a prendere il meglio delle esperienze europee per migliorare l’Italia. E, allo stesso tempo, difendere l’Europa dalle sue stesse derive burocratiche ricordandole che senza cittadini, senza efficienza e senza fiducia, anche le istituzioni più nobili rischiano di allontanarsi dalla realtà.

In fondo, i veri patrioti europei sono proprio questi: italiani che non usano Bruxelles come alibi, ma come occasione per far crescere il proprio Paese.

Il Professore Massimo Balducci è uno di loro.

E da Bruxelles, per questa settimana, è tutto.


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