Garlasco, Lovati e i 45mila euro versati dalla famiglia Sempio: “Non temo di essere indagato”
Intercettato davanti al Tribunale di Pavia, Massimo Lovati ha escluso di potersi trovare coinvolto negli sviluppi giudiziari che ruotano attorno all’omicidio di Chiara Poggi.
L’ex difensore di Andrea Sempio, parlando con i giornalisti, ha ha confermato di non avere alcun tipo di preoccupazione per circa il suo coinvolgimento in un’inchiesta per corruzione. Il legale, anzi, ha rivendicato la correttezza del proprio operato. E ha chiarito di aver ricevuto 15mila euro per l’attività difensiva svolta nel 2017, quando il suo assistito era finito al centro degli accertamenti sul caso del delitto di Garlasco. “Non sono preoccupato e non temo di essere coinvolto in un’indagine per corruzione. Ho la coscienza pulita”, ha dichiarato Lovati.
Un commento giunto a proposito delle indiscrezioni relative agli approfondimenti giudiziari che potrebbero riguardare i compensi percepiti dai legali di Sempio. Poi ha confermato l’entità di quanto incassato per l’assistenza legale prestata. “Per il servizio che ho svolto nel 2017, quando difendevo Sempio, ho ricevuto 15mila euro: una cifra giusta”, ha spiegato l’avvocato, rivendicando la congruità del compenso rispetto all’attività professionale svolta.
Il fascicolo della Procura di Brescia
Il tema è sorto dopo alcuni accertamenti degli inquirenti dai quali è emerso che la famiglia Sempio avrebbe versato complessivamente 45mila euro in contanti ai tre avvocati Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi. Un elemento sul quale si concentra l’attenzione investigativa, anche alla luce degli sviluppi relativi al fascicolo trasmesso dalla Procura di Brescia ai magistrati pavesi dopo l’archiviazione della posizione dell’ex procuratore aggiunto Mario Venditti.
Il magistrato era finito al centro degli accertamenti relativi alla gestione delle precedenti indagini su Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi. La trasmissione del fascicolo apre infatti alla possibilità di ulteriori valutazioni da parte degli inquirenti pavesi. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la questione dei soldi corrisposti dalla famiglia Sempio ai propri difensori nel 2017. Anche il fatto che siano stati trasferiti in contanti, cosa che di per sé non dimostra alcuna condotta corruttiva, rappresenta uno dei punti sui quali i pm sembrano intenzionati a fare luce.
La nuova indagine ha infatti riaperto il confronto su una lunga serie di elementi raccolti nel corso degli anni e sulle precedenti attività investigative. Tra questi anche gli atti ricevuti da Brescia sui quali resta da capire se e quali iniziative saranno assunte dalla Procura di Pavia.
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