Blackout: Trump “spegne” i satelliti di Planet Labs
L'azienda garantiva una scansione quotidiana di ogni metro quadrato della Terra, la Casa Bianca vieta la diffusione delle immagini delle aree colpite
Il caso Planet Labs: Trump fa diventare il cielo sopra l’Iran improvvisamente buio. In quella che gli analisti definiscono la più grande operazione di “shutter control” del decennio, l’amministrazione statunitense ha calato un velo di segretezza sulle orbite mediorientali, costringendo il colosso Planet Labs a una ritirata senza precedenti.
Il “buco nero” nell’archivio di Planet Labs
Per anni, Planet Labs (fondata dagli ex scienziati Nasa Will Marshall e Robbie Schingler) è stata la “candela” nell’oscurità per la comunità degli analisti indipendenti e per i media internazionali.
Grazie alla sua costellazione di oltre 200 satelliti Dove, l’azienda garantiva una scansione quotidiana di ogni metro quadrato della Terra con una risoluzione di 3 metri per pixel.
Tuttavia, dal 4 aprile scorso, questa finestra sul mondo si è chiusa. Su pressione diretta del National Security Council della Casa Bianca, Planet Labs ha dovuto accogliere un blocco retroattivo.
9 marzo 2026: inizio dell’oscuramento
L’area interessata, oltre 1,6 milioni di chilometri quadri di territorio iraniano e zone di confine strategiche.
La risoluzione colpisce e sospende i feed ad alta risoluzione, gli SkySat capaci di catturare dettagli fino a 50 cm).
Perché gli analisti sono in allarme?
Il mondo dell’intelligence open-source sta vivendo il suo “mercoledì nero”. Analisti di fama mondiale e collettivi come Bellingcat e il Center for Information Resilience hanno denunciato l’impossibilità di monitorare i siti sensibili di Isfahan e Natanz.
Senza l’accesso ai dati di Planet Labs, viene a mancare la “ground truth” (la verità di terra) indipendente.
In passato, i dati satellitari commerciali avevano permesso di contare i crateri dopo l’attacco missilistico alla base di Al-Asad. Di smentire le dichiarazioni ufficiali sui danni ai reattori nucleari. Di monitorare il movimento di lanciatori mobili di missili Shahab-3.
I numeri del controllo
Il governo Usa non si è limitato a una richiesta verbale. Il meccanismo legale si poggia sulla licenza Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), che permette all’amministrazione di invocare lo “shutter control” per motivi di sicurezza nazionale.
Prima del blackout, un analista poteva ottenere un’immagine aggiornata in meno di 12 ore. Tutto questo ha un costo politico. Questa mossa mina la fiducia nel mercato spaziale commerciale, valutato oltre 500 miliardi di dollari.
L’unico blackout di scala paragonabile avvenne durante le fasi iniziali dell’invasione russa in Ucraina, ma fu limitato a specifiche coordinate tattiche, non a un’intera nazione.
La geopolitica del silenzio
L’indicazione è chiara. La Casa Bianca considera ora le aziende private come estensioni dell’arsenale governativo. Se i dati di Planet Labs possono essere usati dall’Iran o dai suoi alleati per il “battle damage assessment” (la valutazione dei danni) in tempo reale, allora quella finestra deve essere sbarrata.
Il rischio, avvertono gli esperti, è la nascita di un mercato nero delle immagini satellitari.
Dietro l’angolo, i dati provenienti dai satelliti cinesi come Gaofen o russi. Diventeranno l’unica fonte disponibile, spostando l’asse dell’influenza informativa verso Pechino.
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