Il calcio vale 38 miliardi: ricco e malato
Il dato "spia" dello squilibrio arriva dalla Premier League inglese: nella stagione 2022-2023, tra ingaggi e trasferimenti, le società hanno speso 5,7 miliardi di sterline, una cifra che divora il 90% dei ricavi complessivi della lega
Il calcio da 38 miliardi: ricco, indebitato e malato di “spensieratezza”. L’industria del calcio europeo vale tanto ma la sua ricchezza è un’illusione che maschera conti in profondo rosso. A fare i conti in tasca al pallone è uno studio di Boston Consulting Group rilanciato da Milano Finanza, che traccia il ritratto di un business gigantesco ma finanziariamente insostenibile.
I pochi “ricchi” e i tanti in perdita
Il primo elemento che salta all’occhio è la polarizzazione solitaria dei ricavi: le 20 squadre più ricche del continente incassano da sole oltre 11 miliardi di euro. In pratica, si prendono più della metà dell’intero fatturato dei cinque grandi campionati europei. Per tutte le altre la vita è dura: circa la metà dei club di prima divisione chiude il bilancio in perdita, con conti che ballano da un anno all’altro in base a un palo o a un gol al novantesimo.
Il dato: si spende (quasi) tutto negli ingaggi
Ma cos’è che “brucia” così tanti soldi? La risposta è semplice: stipendi e cartellini dei calciatori.
Il dato “spia” di questo squilibrio arriva dalla Premier League inglese: nella stagione 2022-2023, tra ingaggi e trasferimenti, le società hanno speso 5,7 miliardi di sterline — una cifra che divora il 90% dei ricavi complessivi della lega. Ancor più clamoroso: 8 club su 20 hanno speso in giocatori persino più di quanto hanno incassato. In Europa la media del rapporto tra ingaggi e ricavi viaggia attorno al 64%, contro il 50% delle leghe sportive americane.
Diritti tv e l’ombra del modello Usa
A spingere questo circolo è la corsa ai diritti tv internazionali. La Premier League ne è l’esempio perfetto: i suoi diritti esteri sono schizzati da 500 milioni di sterline nel 2010 a oltre 2,2 miliardi, superando quelli interni e staccando tutti gli altri campionati. Chi incassa di più compra i campioni migliori, attira più pubblico e prosegue la scalata.
Per frenare questa giostra senza controllo, la Uefa sta introducendo tetti di spesa (il limite del 70% dei ricavi per la rosa). Nel frattempo, i fondi d’investimento e i gruppi Multi-Club (che controllano ormai circa 400 squadre nel mondo) guardano con sempre più interesse al modello americano: tetti salariali, niente retrocessioni e ricavi prevedibili per trasformare un gioco bellissimo in un’impresa che non rischia il tracollo ogni domenica.
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