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Giustizia

Toghe, sospetti e la paradossale tesi della “vittima favorita”

Analisi sul cortocircuito tra giornalismo d'inchiesta, trame oscure e garanzie processuali: quando la logica del diritto travolge le narrazioni d'opportunità

di Anna Tortora -


Nel teatro delle trame romane, il sodalizio tra il giornalismo d’assalto sommerso dalle chat e il faccendiere di lungo corso regala perle d’inestimabile surrealismo. Da un lato la ricerca spasmodica del dossier; dall’altra Lavitola che rivendica un ordigno con la commovente pretesa di fare un favore all’amico conduttore, alzargli la scorta e blindarne il palinsesto. Una trama a metà tra il varietà di avanspettacolo e la spy story di provincia.

Chi sta ricattando Ranucci? Il caso Lavitola letto da Forleo e Caiazza

Sullo sfondo della vicenda s’innesta la riflessione di Clementina Forleo, magistrato e Presidente di sezione alla Corte d’Appello di Roma:
«Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti i costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con “tutti”? E chi sono i “tutti” di cui parla? In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni. Voglio credere che sarà così e che è solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del “tanto meglio”».

L’intervento del magistrato evidenzia l’esigenza organica di fare luce su opacità procedurali. Tuttavia, la ricomposizione dell’intera questione sul piano del rigore ermeneutico spetta a Gian Domenico Caiazza dalle colonne de Il Foglio. L’analisi dell’autorevole giurista decostruisce l’intelaiatura concettuale della “doppia vittima”.
Ascrivere a Ranucci lo status concomitante di leso dall’attentato e danneggiato dal sodalizio con Lavitola presuppone un postulato vincolante: considerare gli organi inquirenti romani incorsi in una svista investigativa priva di precedenti. Qualora si prescinda da tale ipotesi di abbaglio giudiziario, la narrazione difensiva perde coerenza dogmatica. La qualificazione di parte offesa risulta logicamente incompatibile con un’azione intrapresa dal mandante allo scopo esplicito di avvantaggiare la presunta vittima, incrementandone la tutela e il consenso mediatico.

Il quadro tracciato da Caiazza impone la massima linearità interpretativa. Il garantismo autentico ricusa le esegesi d’opportunità volte a sollevare soggetti terzi da palesi imbarazzi relazionali: dinanzi al dato processuale, le teorie del vittimismo per interposta persona cedono inevitabilmente il passo alla realtà degli atti.

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