L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

La “via cinese” all’IA: quando la tecnologia diventa geopolitica

Più stringono i controlli, più altri attori cercano autonomia

di Ernesto Ferrante -


Negli ultimi mesi, una parte consistente dei media occidentali ha raccontato l’intelligenza artificiale come il nuovo fronte della competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. Una narrazione che insiste sul “duello tecnologico” e sul presunto “pericolo” rappresentato dai progressi di Pechino. Ma, come osserva il Global Times, quotidiano vicino alla linea del governo cinese, questa cornice rischia di essere fuorviante. Non è la tecnologia a generare la rivalità, bensì la mentalità con cui alcuni attori la interpretano.

Due mentalità, due vie

Secondo la testata, la vera origine della tensione non è l’IA in sé, ma la “mentalità da guerra fredda” che permea una parte dell’establishment statunitense. Washington, negli ultimi anni, ha irrigidito i controlli sulle esportazioni di chip avanzati, ha limitato l’accesso ai frontier model e, come riportato da Axios, valuta perfino di vietare i sistemi di intelligenza artificiale più sofisticati sviluppati nei confini cinesi. A ciò si aggiunge la proposta bipartisan, citata da Al Jazeera, di imporre un “kill switch” obbligatorio ai modelli americani più potenti, così da poterli spegnere in caso di pericoli incombenti.

I rischi del sistema chiuso degli Usa

Misure che vengono presentate come necessarie per la sicurezza nazionale, ma che, nella lettura del GT, rivelano un presupposto più profondo. Ogni progresso tecnologico altrui è percepito come minaccia. È un riflesso condizionato che finisce per produrre effetti indesiderati, anche sul piano geopolitico.

La strategia americana, infatti, non genera solo diffidenza in Cina. Perfino gli alleati storici degli Stati Uniti iniziano a interrogarsi sulla propria vulnerabilità. Il Financial Times ha riportato le parole della commissaria europea al digitale, secondo cui l’intelligenza artificiale è ormai un’“arma geopolitica”. Se l’Europa non svilupperà rapidamente alternative ai modelli statunitensi, rischia di trovarsi tagliata fuori da capacità strategiche essenziali. Un segnale chiaro. La dipendenza tecnologica non è più considerata un asset, ma un rischio.

Il paradosso è evidente. Nel tentativo di preservare la leadership, gli Usa alimentano la frammentazione. Più stringono i controlli, più altri attori cercano autonomia. La storia delle tecnologie dual use insegna che i blocchi accelerano la diversificazione.

L’IA aperta e accessibile nella visione cinese

In questo contesto, la Cina propone un modello alternativo fondato su apertura, cooperazione e accessibilità. Pechino, sottolinea la testata, continua a rilasciare modelli open-source ad alte prestazioni, pensati per essere adottati anche dai Paesi in via di sviluppo. Non costruisce barriere, non usa l’IA come leva di pressione, non politicizza la tecnologia. La sua strategia parla direttamente al Sud globale, dove la domanda di soluzioni a basso costo è enorme e dove la diffidenza verso le dipendenze occidentali è crescente.

Politicizzare il commercio e la tecnologia non serve agli interessi di nessuno”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian. La tecnologia, nella visione del Dragone, non ha attributi geopolitici intrinseci: sono le scelte politiche a renderla cooperativa o conflittuale.

Modelli e governance

Al di là della retorica, la posizione cinese è parte di un piano più ampio e articolato. Offrire modelli open-source significa costruire influenza attraverso l’accesso, non attraverso il controllo. Vuol dire essenzialmente presentarsi come attore non egemonico, partner dei Paesi emergenti, promotore di un ecosistema tecnologico più inclusivo. È una forma di soft power che si contrappone alla logica dei blocchi.

La “lettura” del Global Times è, ovviamente, funzionale agli interessi cinesi. Ma coglie un punto cruciale. La competizione sull’IA non riguarda solo la tecnologia, bensì il modello di governance che la accompagnerà. La partita non è solo tra Stati Uniti e Cina. È tra due visioni del futuro digitale. Il resto del mondo, sempre più consapevole della posta in gioco, osserva e si prepara a scegliere.


Torna alle notizie in home