COMPETENZA CERCASI

Quinta generazione della famiglia alla guida del Gruppo nato in Brianza dall’esperienza artigianale del fondatore Luigi più di 100 anni fa, Andrea Colzani è dal 2018 il presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio, il Gruppo che dal 1988 rappresenta i giovani operatori del terziario. Sono ormai oltre 250mila, gli under 42 dell’organizzazione presieduta da Carlo Sangalli, e riuniti in più di 130 categorie appartenenti ai diversi settori del commercio, del turismo, dei servizi, della logistica, dei trasporti e delle pmi.
Colzani è reduce dal XIII Forum nazionale svoltosi a Firenze solo pochi giorni fa e intitolato “Pensiero in Azione” con una locandina che conteneva altre tre parole: Innovation, Training, Community. Gli obiettivi del Gruppo Giovani Imprenditori di Confcommercio che Colzani ha coniugato anche nell’iniziativa partita un anno fa con quattro ricerche che con la collaborazione e il sostegno di One Day e Meta hanno messo nella lente la fascia d’età 20-42 anni e affrontato con essa l’autoimprenditorialità e l’accesso al mercato delle imprese, le dinamiche di formazione e studio da parte delle nuove generazioni di imprenditori, professionisti e studenti, le opinioni e le previsioni sul mondo del lavoro nel prossimo futuro, l’interesse dei giovani verso l’impegno e l’impresa sociale.

Temi e argomenti di pressante attualità anche alla luce del via del nuovo Governo guidato da Giorgia Meloni. Quali le richieste?
“Considerata la grave congiuntura economica le nostre esigenze sono molte, da quella di una riforma organica della fiscalità a quelle di una maggiore semplificazione con minore burocrazia per le istanze delle imprese. Ma ciò che mi preme sottolineare con forza è la necessità di convinti investimenti nella formazione delle competenze. Un valore ormai indispensabile, per il quale si fa ancora troppo poco. Serve una manovra organica, per collegare il mondo della scuola a quello delle imprese. Siamo all’anno zero? In buona sostanza, sì, se solo mettiamo il nostro Paese a confronto con lo scenario di altri Paesi, come per esempio la Germania. Bisogna concentrarsi sul saper fare”.ù

Un ponte del placement traballante?
“E’ quello che io definisco un paradosso generazionale. Il placement funziona, arrivando ad una quota fin quasi al 95%. Ma i numeri del nostro Paese sono ancora molto bassi, andrebbero almeno moltiplicati per dieci. Per questo, l’auspicio è che la Rete degli ITS appena lanciata apra la strada alla maggiore consapevolezza di una formazione più attenta e adeguata alle domande del mondo del lavoro. a tale proposito voglio aggiungere che la formazione deve essere continua, con un processo che deve essere sempre più sviluppato, anche nel mondo del lavoro”.

Questioni centrali, per l’imprenditorialità dei giovani, al Nord come al Sud?
“Nel Mezzogiorno con più difficoltà perché ancora continuano a mancare le infrastrutture tecniche e i servizi digitali. E il Pnrr, per questo, è ancora soltanto una potenzialità. Bisogna lavorare per superare questo gap. E dobbiamo evitare, in ogni regione italiana, che ogni anno centinaia di migliaia di giovani siano costretti a lasciare il Paese per cercare lavoro all’estero”.

C’è un segnale positivo dalla vostra ultima ricerca su giovani, impresa, non profit?
“Sì, c’è una sensibilità non solo per il profitto ma per i benefici che un’impresa sociale può apportare alla comunità e al territorio in cui opera. L’85% lavorerebbe in un’impresa del genere, il 50% è disposto a fondarne una”. Un dato che fa più stridente il contrasto con la sfiducia nei partiti, sull’ultimo gradino della classifica con il 71% a sfavore: “Emerge interesse per la politica – risponde Colzani – ma pure il rilievo sulla differenza tra quanto affermato e quanto veramente mantenuto, oltre all’esigenza di più alte competenze nei luoghi di responsabilità del Paese. E distanza dalle forme della politica, se è vero che 4 milioni e mezzo di giovani non riescono per i più diversi motivi ad esercitare il voto”.

Quinta generazione della famiglia alla guida del Gruppo nato in Brianza dall’esperienza artigianale del fondatore Luigi più di 100 anni fa, Andrea Colzani è dal 2018 il presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio, il Gruppo che dal 1988 rappresenta i giovani operatori del terziario. Sono ormai oltre 250mila, gli under 42 dell’organizzazione presieduta da Carlo Sangalli, e riuniti in più di 130 categorie appartenenti ai diversi settori del commercio, del turismo, dei servizi, della logistica, dei trasporti e delle pmi.
Colzani è reduce dal XIII Forum nazionale svoltosi a Firenze solo pochi giorni fa e intitolato “Pensiero in Azione” con una locandina che conteneva altre tre parole: Innovation, Training, Community. Gli obiettivi del Gruppo Giovani Imprenditori di Confcommercio che Colzani ha coniugato anche nell’iniziativa partita un anno fa con quattro ricerche che con la collaborazione e il sostegno di One Day e Meta hanno messo nella lente la fascia d’età 20-42 anni e affrontato con essa l’autoimprenditorialità e l’accesso al mercato delle imprese, le dinamiche di formazione e studio da parte delle nuove generazioni di imprenditori, professionisti e studenti, le opinioni e le previsioni sul mondo del lavoro nel prossimo futuro, l’interesse dei giovani verso l’impegno e l’impresa sociale.

Temi e argomenti di pressante attualità anche alla luce del via del nuovo Governo guidato da Giorgia Meloni. Quali le richieste?
“Considerata la grave congiuntura economica le nostre esigenze sono molte, da quella di una riforma organica della fiscalità a quelle di una maggiore semplificazione con minore burocrazia per le istanze delle imprese. Ma ciò che mi preme sottolineare con forza è la necessità di convinti investimenti nella formazione delle competenze. Un valore ormai indispensabile, per il quale si fa ancora troppo poco. Serve una manovra organica, per collegare il mondo della scuola a quello delle imprese. Siamo all’anno zero? In buona sostanza, sì, se solo mettiamo il nostro Paese a confronto con lo scenario di altri Paesi, come per esempio la Germania. Bisogna concentrarsi sul saper fare”.ù

Un ponte del placement traballante?
“E’ quello che io definisco un paradosso generazionale. Il placement funziona, arrivando ad una quota fin quasi al 95%. Ma i numeri del nostro Paese sono ancora molto bassi, andrebbero almeno moltiplicati per dieci. Per questo, l’auspicio è che la Rete degli ITS appena lanciata apra la strada alla maggiore consapevolezza di una formazione più attenta e adeguata alle domande del mondo del lavoro. a tale proposito voglio aggiungere che la formazione deve essere continua, con un processo che deve essere sempre più sviluppato, anche nel mondo del lavoro”.

Questioni centrali, per l’imprenditorialità dei giovani, al Nord come al Sud?
“Nel Mezzogiorno con più difficoltà perché ancora continuano a mancare le infrastrutture tecniche e i servizi digitali. E il Pnrr, per questo, è ancora soltanto una potenzialità. Bisogna lavorare per superare questo gap. E dobbiamo evitare, in ogni regione italiana, che ogni anno centinaia di migliaia di giovani siano costretti a lasciare il Paese per cercare lavoro all’estero”.

C’è un segnale positivo dalla vostra ultima ricerca su giovani, impresa, non profit?
“Sì, c’è una sensibilità non solo per il profitto ma per i benefici che un’impresa sociale può apportare alla comunità e al territorio in cui opera. L’85% lavorerebbe in un’impresa del genere, il 50% è disposto a fondarne una”. Un dato che fa più stridente il contrasto con la sfiducia nei partiti, sull’ultimo gradino della classifica con il 71% a sfavore: “Emerge interesse per la politica – risponde Colzani – ma pure il rilievo sulla differenza tra quanto affermato e quanto veramente mantenuto, oltre all’esigenza di più alte competenze nei luoghi di responsabilità del Paese. E distanza dalle forme della politica, se è vero che 4 milioni e mezzo di giovani non riescono per i più diversi motivi ad esercitare il voto”.

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