L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

I creduloni di Wanna Marchi (edizione 2.0)

Dal sale miracoloso ai complotti in 4K nel capannone delle verità

di Andrea Fiore -


C’è una specie di contenuto che gira sui social: il “video‑rivelazione”. Quello dove un tizio qualunque, armato di smartphone e convinzione, mostra un set cinematografico e annuncia la verità definitiva: “L’allunaggio è stato girato qui”. Non importa dove sia “qui”. Basta che sembri abbastanza polveroso.

Il punto non è il video, è chi ci casca

Non parliamo di “menti deboli”: è un termine troppo gentile. Parliamo del neurone superstite, quello che vaga solitario in una scatola cranica ormai convertita a deposito di opinioni prese in affitto. È il pubblico ideale dei terrapiattisti da balcone, dei complottisti da bar, degli eredi spirituali degli acquirenti del sale miracoloso di Wanna Marchi. Non cercano la verità: cercano un brivido low cost.

Pensiero indigesto

Il complotto funziona perché è una storia semplice. La realtà, invece, è faticosa. Il video del “set dell’allunaggio” offre un nemico chiaroun ruolo eroico e una scorciatoia cognitiva. È fast food mentale: si ingoia in un secondo e non si digerisce mai.

E allora perché è rimasto un solo neurone? Perché viviamo in un ecosistema che premia la reazione, non la riflessione. Ogni scroll è un colpo di lima sul pensiero critico, ogni like un anestetico, ogni algoritmo un personal trainer del sospetto. Il risultato è un cervello che non pensa: scrolla.

Tutto questo è la conseguenza di un mix letale: sfiducia generalizzatasolitudine informativaanalfabetismo emotivo e scientifico. La Luna è lontana, ma il complotto è a portata di pollice. E il complotto non è un’idea: è un analgesico. Serve a non sentirsi piccoli in un mondo troppo grande.

Complotti sui Social Media: la verità alternativa

Alla fine, questi video non smontano l’allunaggio: smontano noi. Mostrano quanto poco serva per far vacillare un pensiero, quanto facilmente un’inquadratura storta possa diventare una verità alternativa. Il neurone superstite non è un bersaglio: è un sintomo. Un segnale che qualcosa si è incrinato — nell’educazione, nella fiducia, nella capacità di distinguere un dubbio legittimo da un delirio in saldo.

E forse la domanda vera non è perché qualcuno creda al set dell’allunaggio, ma cosa abbiamo smesso di fare mentre loro iniziavano a crederci. Il resto lo deciderà il prossimo video virale: basterà un altro capannone polveroso, un altro “esperto” improvvisato, un’altra verità lampo da consumare in tre secondi.

A noi resta solo capire se vogliamo ancora pensarci sopra… o se preferiamo scorrere oltre. Tanto, se proprio ci sfugge qualcosa, tranquilli: c’è sempre qualcuno pronto a spiegarci LA VERITÀ dal parcheggio di un centro commerciale.

Leggi anche: Wanna Marchi: “Per Schlein Meloni è come me? Segretaria Pd non mi piace”


Torna alle notizie in home