Il triangolo no! Conte ancora contro Renzi nonostante la mediazione di Elly Schlein
Resoconto del difficile rapporto a tre tra le file dell'opposizione, la cui genesi parte da lontano con un accordo tra la leader del Pd e quello di Italia Viva
Sembra non esserci proprio modo di chiudere la triangolazione tra Conte, Schlein e Renzi. Non è infatti bastato il tentativo di moral suasion della segretaria del Pd per convincere il presidente del Movimento 5 Stelle ad abbassare i toni nei confronti del numero uno di Italia Viva. E più passano i giorni, più si avvicina il momento di concordare un programma e le successive primarie del campo largo o progressista, come alcuni preferisccono definirlo, più Giuseppe Conte continua con le sferzate contro Matteo Renzi. Che dal canto suo resta in silenzio, fa il pungiball senza rispodere alle provocazioni. Insomma, nonostante la sappia usare molto bene – chiedere a Tajani per credere o rispolverare le bordate del passato proprio contro Conte – tiene la lingua a freno. Starà soffrendo tantissimo, ma non ha alternative.
Perché Renzi incassa in silenzio
E il motivo è molto semplice. Deve fare in modo di rompere quella sorta di veto che Conte ha messo sul suo ingresso nel campo progressista. Una linea avallata, anche se più timidamente, pure da Alleanza Verdi e Sinistra. Ufficilamente il motivo è da un lato che Renzi viene considerato inaffidabile e dall’altro che le sue ricette per il Paese sono abbastanza distanti da quelle dell’alleanza progressista nata in trattoria con tanto di foto opportunity. La verità è che da un lato Conte ha il dente avvelenato perché Renzi è stato la causa della caduta del suo secondo governo e dall’altro che tutti ne temono la scaltrezza. Indubbiamente, dal punto di vista politico, il leader di Italia Viva è, infatti, il più bravo e preparato di tutti nel centrosinistra. Ed è anche quello che sa muoversi meglio e che sa interpretare più degli agognati compagni di viaggio le dinamiche istituzionali.
Il rapporto con Elly Schlein
Lo dimostra il fatto che non appena tramontata la possibilità di dialogare con l’attuale maggioranza, dopo aver rotto con Calenda, Renzi si è riavvicinato alla vecchia casa madre. O meglio, alla sua segretaria. All’epoca Elly Schlein era particolarmente traballante all’interno dello stesso Pd e fu proprio Renzi, pur da fuori al partito, ad aiutarla a puntellarne la leadership. Una dichiarazione oggi, una foto con la maglia della nazionale domani, una chiacchiera all’orecchio dei riformisti dem – l’ala che più avversa la segretaria – un altro giorno ancora. Insomma, iniziò a indicarla come il volto del campo largo, la leader dell’opposizione e l’incarnazione dell’antimelonismo. Altra cosa che a Conte proprio non è andata giù. Questo, insieme alla velleità della Schlein di essere catapuntata a Palazzo Chigi, spiega il tentativo di rompere le resistenze del pentastellato e di allargare l’alleanza a Italia Viva. Così da garantire anche Renzi, che altrimenti si troverebbe isolato e fuori dai giochi.
L’ostilità di Conte a Renzi nel campo progressista
Ma Conte non ne vuol sapere. Non perde occasione di sparare pubblicamente contro Renzi, incassando il plauso di quanti a sinistra non vogliono l’allargamento del campo progressista ai centristi. E’ la fotografia di quanto accaduto solo un paio di giorni alla festa di Avs, quando Conte e Schlein sono stati ospiti di Fratoianni e Bonelli. E la stessa cosa si è verificata ieri sera. Mentre Renzi veniva riabilitato da Dario Franceschini sul palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia e si tirava addirittura indietro dal tavolo delprogramma del campo progressista, Conte da Campobasso si scagliava contro il leader di Italia Viva. Tirando in ballo anche un altro esponente di primo piano del partito, Maria Elena Boschi, che a sua detta renzi avrebbe voluto al ministreo dei Trasporti in caso di un suo governo ter in alternativa alla nascita di quello Draghi.
In nodo primarie
Il leader pentastellato ha poi rivolto nuovamente un messaggio a Elly Schlein. La strada per la definizione della leadership dell’alleanza è unicamente quella delle primarie. Il principio del partito più grande – che tradotto significa quello con maggior consenso – che esprime il frontman per Conte è inaccettabile. Anche perché alcuni esponenti del Pd, ha sottolineato, non mancano di avere “uscite estrose” contro di lui. Quindi l’unica strada è quella della consultazione degli elettori. Quella dove sa di essere più forte, godendo di una maggiore popolarità. E il ruolo di Renzi in questa partita? Anche qui nessuno. Anche in questo caso solo ufficialmente. Perché, nonostante la dichiarata contrarietà della diretta ineteressata, ha rilanciato in nome di Silvia Salis. E anche queello della sua eventuale riserva, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.
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