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Ambiente

La fine dei ghiacciai interessa i nostri rubinetti

Un gesto banale: aprire l'acqua in cucina per preparare la cena o per irrigare i campi. Dietro quella risorsa apparentemente infinita c'è un motore silenzioso che si sta spegnendo

di Dave Hill Cirio -

La crisi climatica, tra temperature sempre più calde ed eventi meteo estremi, colpisce l'arco alpino, rendendo ghiacciai e montagne sempre più fragili e instabili


La fine dei ghiacciai: non è solo una questione di termometri impazziti o di record da aggiornare nei database dei meteorologi.

La fine dei ghiacciai

Quando il Cnr certifica che l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950, superando persino la storica e soffocante estate del 2003 con una temperatura media di 24,3 gradi registrata a due metri dal suolo, la tentazione è quella di liquidare la notizia con un sospiro e il solito refrain sul clima che cambia.

Ma la verità è molto più vicina a noi, incisa nella pietra e nel ghiaccio delle nostre montagne. E si riflette direttamente sulla nostra vita di tutti i giorni, molto prima di quanto possiamo immaginare.

Il viaggio della “Carovana dei ghiacciai”

Legambiente nell’estate del 2026 ha svelato una realtà che unisce indissolubilmente la vetta delle Alpi alle nostre pianure. Non un fenomeno astratto, ma una trasformazione strutturale che tocca i pilastri della nostra quotidianità. Cioè la sicurezza di ciò che ci circonda, lo svago del fine settimana e, soprattutto, l’acqua che esce dai nostri rubinetti.

Un gesto banale: aprire l’acqua in cucina per preparare la cena o per irrigare i campi. Dietro quella risorsa apparentemente infinita c’è un motore silenzioso che si sta spegnendo.

Ecco come stanno morendo

Il ghiacciaio dei Forni, in Lombardia (il secondo più grande d’Italia), è arretrato di 3 chilometri dall’inizio del secolo e, nelle giornate più torride, arriva a perdere fino a 10 centimetri di spessore al giorno. Perché questo ci riguarda direttamente a valle? Perché durante i mesi estivi, la fusione di questo gigante di ghiaccio arriva a coprire fino al 50% della portata del fiume Adda.

Senza questo apporto costante, la disponibilità d’acqua per i centri urbani e per l’agricoltura della pianura rischia di contrarsi drasticamente. Allo stesso modo, l’instabilità del ghiacciaio del Coolidge sul Monviso – ormai declassato a semplice glacionevato – si traduce in una forte sofferenza per il fiume Po, la cui portata a valle continua a diminuire.

La sicurezza idrica

La perdita di massa glaciale non è un problema “estetico” delle vette: è una minaccia diretta alla sicurezza idrica. La crisi climatica accelera il passo e rende le nostre montagne oltremodo fragili.

Con lo zero termico che durante l’estate del 2026 è rimasto stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri, anche i ghiacciai storicamente più resistenti e resilienti, come quello occidentale del Montasio in Friuli Venezia Giulia, hanno ceduto, mostrando crolli parziali delle loro cavità superiori proprio mentre i ricercatori erano in quota. E il pericolo può scendere ancora più a valle.

Sulle Alpi francesi, il ghiacciaio della Grande Motte, situato a oltre 3.000 metri, ha perso il 70% del suo volume dal 1982. Questa imponente fusione ha generato nell’ultimo decennio il lago glaciale di Rosolin, uno specchio d’acqua artificiale sospeso che oggi costantemente monitorato per il concreto rischio di esondazione sulle comunità sottostanti.

La scomparsa dello sci estivo e non solo

Ma anche il nostro modo di vivere il tempo libero e il turismo sta cambiando pelle. Località d’alta quota celebri per lo sci estivo, hanno dovuto dire addio a questa attività: dove un tempo si sciava anche in estate, oggi non si scia più. Ecco perché i ghiacciai sono a tutti gli effetti beni comuni, un patrimonio di biodiversità e una riserva d’acqua dolce fondamentale. La transizione in atto sulle Alpi – dove il riscaldamento corre al doppio della velocità media globale – non è un allarme lontano nel tempo o confinato alle alte quote, ma una realtà che bussa alla porta delle nostre case sotto forma di fiumi in secca, sentieri interrotti e risorse idriche da governare con estrema urgenza.

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