L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Cristiani nel mirino, il Vaticano accusa: “L’Occidente sacrifica la libertà religiosa sull’altare del politicamente corretto”

In Senato mons. Paul Gallagher lancia un duro atto d'accusa contro persecuzioni, integralismi e nuove forme di esclusione culturale

di Ernesto Ferrante -


Nel dibattito occidentale sui diritti civili esistono libertà che occupano stabilmente il centro della scena e altre che sembrano progressivamente scivolare ai margini. Tra queste, secondo la Santa Sede, c’è la libertà religiosa. Un diritto minacciato dalla persecuzione violenta che colpisce milioni di cristiani in Africa, Medio Oriente e Asia e da forme più sottili di esclusione e marginalizzazione che si starebbero affermando nelle stesse democrazie occidentali. È su questo terreno che mons. Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Santa Sede, è intervenuto davanti alla Commissione Esteri del Senato, trasformando un’audizione tecnica sulle minoranze cristiane perseguitate in una riflessione più ampia sullo stato di salute delle libertà fondamentali nel mondo contemporaneo.

“La libertà religiosa non è un optional né un privilegio di pochi”, ha affermato il capo della diplomazia vaticana. Un principio che, nelle sue parole, non riguarda soltanto i credenti ma la tenuta stessa dell’architettura dei diritti umani. Se viene meno il diritto di professare pubblicamente la propria fede, ha sostenuto, viene incrinato il fondamento delle libertà democratiche. L’intervento assume un valore politico particolare perché arriva in una fase in cui il dibattito internazionale appare concentrato su guerre, sicurezza, migrazioni e trasformazioni geopolitiche, mentre la questione della libertà religiosa resta spesso relegata ai margini delle agende diplomatiche.

I numeri di una persecuzione globale

Il quadro delineato dal Vaticano è quello di una crisi strutturale e in peggioramento. Gallagher ha richiamato i dati della World Watch List 2026 di Open Doors. Oltre 388 milioni di cristiani subirebbero persecuzioni o discriminazioni a causa della loro fede. Nei cinquanta Paesi monitorati dall’organizzazione, più di 315 milioni vivrebbero in contesti classificati a rischio “molto alto” o “estremo”. I numeri evocati durante l’audizione raccontano una realtà che difficilmente trova spazio nel dibattito pubblico occidentale. Negli ultimi dodici mesi sono stati uccisi 4.849 cristiani per motivi legati alla fede, mentre migliaia di persone sono finite in carcere, hanno perso le proprie abitazioni o sono state costrette alla fuga.

La Nigeria emerge come il simbolo di questa emergenza. Da sola concentra circa il 72 per cento delle vittime registrate. L’Africa subsahariana è diventata l’epicentro della violenza anticristiana, una regione in cui jihadismo, instabilità politica e debolezza statale alimentano una spirale che la comunità internazionale sembra incapace di arrestare. Accanto all’Africa, restano aree ad altissimo rischio il Medio Oriente e l’Asia. Corea del Nord, Somalia, Yemen, Sudan, Eritrea, Siria, Pakistan, Libia e Iran figurano tra i Paesi più ostili alle comunità cristiane.

La stoccata all’Occidente: “Discriminazione con i guanti bianchi”

Ma il passaggio più controverso del discorso riguarda l’Europa e il Nord America. Gallagher ha respinto l’idea che la libertà religiosa sia minacciata soltanto nei regimi autoritari o nei territori dominati dagli estremismi. Secondo il rappresentante vaticano, nelle democrazie occidentali si starebbe affermando una forma di marginalizzazione più sofisticata e difficile da denunciare, definita “discriminazione con i guanti bianchi”. Una pressione che non passa per arresti o violenze, ma attraverso l’esclusione culturale e sociale. “Non colpisce con la forza bruta”, ha spiegato, “ma esclude, delegittima, ridicolizza o rende socialmente e professionalmente costoso vivere pubblicamente la propria fede”. Un’accusa che tocca il cuore delle trasformazioni culturali dell’Occidente contemporaneo. Per il segretario per i Rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Santa Sede, l’obiezione di coscienza, i simboli religiosi, il ruolo dei genitori nell’educazione dei figli e persino l’espressione pubblica di convinzioni etiche ispirate dalla fede sarebbero sempre più spesso considerati ostacoli da superare piuttosto che diritti da garantire.

Lo scontro sui “nuovi diritti”

Dietro le parole del diplomatico vaticano emerge una critica più ampia all’evoluzione delle democrazie liberali. Gallagher parla apertamente di un conflitto crescente tra libertà religiosa e quelli che vengono definiti “nuovi diritti umani”. Per la Santa Sede, il rischio è che alcuni avanzamenti normativi in materia di diritti civili finiscano per comprimere la libertà di coscienza di chi non condivide determinate impostazioni culturali o legislative. Da qui la denuncia di limitazioni considerate indebite nei confronti dell’obiezione di coscienza, dell’educazione religiosa e della possibilità per le comunità di fede di partecipare al dibattito pubblico senza essere accusate di interferenza politica. Si tratta di una posizione destinata a riaprire un confronto già acceso tra istituzioni religiose e mondo laico, soprattutto sui temi della famiglia, della bioetica e dell’aborto.

Un dossier geopolitico che interpella l’Europa

Il messaggio finale del Vaticano è che la persecuzione dei cristiani non può più essere trattata come una questione confessionale. È, prima di tutto, un test sulla credibilità dell’Occidente quando rivendica la difesa dei diritti umani nel mondo. Da qui l’appello affinché la libertà religiosa diventi una condizione vincolante nelle relazioni diplomatiche, negli aiuti allo sviluppo e nelle strategie di cooperazione internazionale. Un riferimento che Gallagher collega anche al Piano Mattei italiano in Africa, indicando lo sviluppo e la tutela delle libertà fondamentali come elementi inseparabili.

Dietro l’intervento al Senato si intravede dunque una critica più ampia. Mentre l’Europa discute di sicurezza, energia e transizione economica, centinaia di milioni di persone continuano a vivere senza poter professare liberamente la propria fede. Il rischio più insidioso è che il problema venga normalizzato, quando non addirittura ignorato, proprio nelle società che rivendicano di essere le principali custodi dei diritti e delle libertà.

Leggi tutte le news di Attualità


Torna alle notizie in home