Da Mazzi ministro del Turismo al caso Conte a Viminale
Con una mossa a sorpresa Giorgia Meloni ha indicato Gianmarco Mazzi come ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè. Il deputato di Fratelli d’Italia traslocherà, quindi, dal ministero della Cultura, dove era sottosegretario fin dai tempi di Sangiuliano, a quello di via di Villa Ada. Con questa scelta la premier lancia più di un segnale a diversi destinatari. Innanzitutto, rassicura gli operatori di un settore strategico per la nostra economia, tanto più con l’approssimarsi dell’estate. In secondo luogo, mantenendo inalterati gli equilibri partitici nella compagine di governo, chiarisce che non ha alcuna intenzione di rischiare di indebolirsi politicamente. Con buona pace di chi pensava che la guida del ministero potesse essere affidata a un tecnico. O addirittura a un esponente di un partito alleato, come per esempio Luca Zaia, il cui nome pure era circolato.
La tenuta del governo
Infine, riassegnando la delega dopo averla trattenuta ad interim per un brevissimo periodo, praticamente giusto il tempo strettamente necessario, la premier prova a scacciare lo spettro delle elezioni anticipate. Eventualità recentemente sopita ma mai definitivamente uscita di scena. Soprattutto dalle parti dell’opposizione che continua a evocare lo scenario di un ritorno alle urne prima del tempo. Non è chiaro se augurandosi davvero un passo indietro del governo o se solo per esorcizzare il verificarsi di questa possibilità che coglierebbe il campo progressista del tutto impreparato. Sta di fatto che da Palazzo Chigi giunge un segnale diametralmente opposto. Il governo è di nuovo al completo e la sua operatività è totale. Anche nell’affrontare l’ultima grana delle tante emerse dopo il referendum. Quella scoppiata attorno a Matteo Piantedosi.
Da Mazzi ministro del Turismo al caso Piantedosi-Conte
Dalle parti della maggioranza si fa quadrato attorno al titolare del Viminale tessendone le lodi e snocciolando i risultati portati a casa dal ministro dell’Interno. Si insiste sulla correttezza del suo operato, derubricando il caso di Claudia Conte a mero gossip. Non c’è alcuna questione politica, insistono dal centrodestra. Le opposizioni, dal canto loro, provano invece a fare le pulci al ministro, tra interrogazioni parlamentari e indiscrezioni relative agli incarichi e ai viaggi della Conte. Una questione sulla quale, secondo quanto si apprende, sarebbe puntato anche il faro del Quirinale. Il Viminale, infatti, non è un ministero qualsiasi ed è fondamentale che non ci sia neanche solamente l’odore della minima opacità. Proprio per questo, e non solo per la nomina a ministro di Mazzi, negli ultimi giorni i contatti tra il Colle e Palazzo Chigi si sarebbero intensificati.
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