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Descalzi e l’Europa che paga decenni di scelte sballate

L'ad Eni: "La Commissione ha fatto di tutto per distruggere la chimica". E ora l'Europa rischia grosso

di Cristiana Flaminio -


Descalzi, il gas e l’Europa ovvero chi è causa del suo mal, rimane senza jet fuel. E rischia di restare pure senza riscaldamento. L’analisi dell’ad di Eni, di fronte ai parlamentari della Commissione Attività produttive alla Camera, è di quelle che non lasciano scampo. Dal 2027, Bruxelles taglierà i ponti (anzi i gasdotti) con la Russia. Contestualmente, a prescindere da come finirà, navigare attraverso lo Stretto di Hormuz costerà molto di più. E per un Paese, come il nostro, che dipende quasi esclusivamente dal gas si prospettano tempi duri. Epperò, ribadisce Descalzi, l’Italia rispetto all’Europa ha una marcia in più. Perché, dialogando con l’Africa e in particolare con l’Algeria e la Libia, ma pure con l’Azerbaigian, riesce a tenere costanti i livelli di riempimento degli stoccaggi. Una piccola consolazione in un mare magno di delusioni.

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Descalzi, l’Europa e la chimica

L’Europa, ha spiegato l’amministratore delegato di Eni, ha un problema serio. Che non si risolve dall’oggi al domani, in primo luogo perché è figlio di decenni di scelte sbagliate. “L’Ue ha fatto di tutto per distruggere la chimica e ce lo dice in faccia: dovete andare via dall’Europa. Questo è quello che la Commissione europea ci dice”. Su questo, Descalzi è una furia: “Noi non mandiamo a casa nessuno e ci siamo presi le perdite, abbiamo dato continuità per vent’anni, abbiamo trasformato in biochimica, abbiamo comprato delle società per poter trasformarci. Nessuno ci ha dato una mano e non abbiamo chiesto a nessuno un singolo contributo di nessuno. E l’Europa ci ha continuato a combattere”. Adesso si pagano le conseguenze di una politica sballata che rischia di farci restare a secco: senza carburante aereo e senza la possibilità di farcelo in casa. Siamo costretti a comprarlo dalla Nigeria. Certo, c’è il biocarburante. Col quale “si può compensare” anche se resta “una carenza importante”.

Hormuz non sarà più la stessa

Sul gas, Descalzi è netto: se il petrolio, specialmente dall’Arabia Saudita, riesce a svicolare da Hormuz passando per il Mar Rosso, “non c’è questa possibilità per i 5 milioni di prodotti che sono fermi e per l’Lng. Quindi – ha sottolineato Descalzi – sul gas c’è un impatto e anche sui prodotti. La maggior parte dei prodotti che non riusciamo più a prendere dalla Russia venivano da quell’area per noi”. E chi fattura? Gli americani: “Gli Usa stanno compensando anche con le nostre raffinerie questi ammanchi”. Ecco. La verità è che ci troviamo di fronte a una crisi come mai prima d’ora. “Quello a cui stiamo assistendo negli ultimi 5 anni è qualcosa che non si è vissuto negli ultimi quattro cicli energetici dall’inizio degli anni Ottanta fino ad ora”. E il prezzo è solo un aspetto del problema che ora, con la nuova chiusura dello Stretto, rischia di “cambiare l’ordine delle cose” per tutto il mondo. E in particolare per l’Europa.


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