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Destinazione Cina, perché i giovani vogliono andarci?

Uno studente delle scuole superiori su due (il 46%) indica un periodo di studio nella Repubblica Popolare Cinese come il sogno in cima alle proprie aspirazioni formative

di Angelo Vitale -


Fino a un decennio fa il mito dell’esperienza all’estero per un liceale italiano parlava quasi esclusivamente l’inglese dei campus americani o dei college britannici. Oggi la bussola della Generazione Alpha sta puntando con decisione verso Est.

I giovani italiani guardano alla Cina

Tra le aule dei nostri licei si sta consumando un cambio di rotta culturale silenzioso ma profondo, capace di sovvertire i tradizionali modelli di formazione internazionale. A svelare le dimensioni di questa metamorfosi, i dati IPSOS-Doxa per la Fondazione Intercultura ETS.

Le cifre scattano la fotografia di un vero e proprio salto generazionale: oggi quasi uno studente delle scuole superiori su due (il 46%) indica un periodo di studio nella Repubblica Popolare Cinese come il sogno in cima alle proprie aspirazioni formative.

Nel 2017, appena nove anni fa, la percentuale si fermava al 29%. Un balzo di 17 punti percentuali che trasforma la Cina da meta esotica e di nicchia a polo d’attrazione primario per i giovanissimi.

Il sistema scuola che cambia

Un desiderio diffuso che non nasce dal nulla ma trova un terreno fertile all’interno dello stesso sistema scolastico italiano, che negli ultimi quindici anni ha aperto le porte al mandarino con una velocità inattesa.

La lingua cinese si insegna ormai in circa l’8% degli istituti superiori italiani, coinvolgendo oltre 270 scuole contro le appena 17 censite nel 2009. I ragazzi che studiano mandarino tra i banchi delle superiori sono circa 17.500.

Non si tratta più soltanto di corsi pomeridiani facoltativi: in quasi la metà dei casi (il 48%), il cinese si è affermato come materia curriculare a tutti gli effetti, con una media di oltre tre ore di lezione a settimana.

Inoltre, oltre il 41% degli istituti coinvolti ha già integrato la lingua tra le materie da portare all’esame di Stato.

Un fenomeno concentrato prevalentemente nel Nord Italia (dove si trova il 46% delle scuole con corsi attivi) e trova la sua collocazione principale nei Licei e negli Istituti di Istruzione Superiore di grandi dimensioni.

Perché proprio l’Est?

Il dato più illuminante riguarda la percezione degli stessi adolescenti: quando si chiede loro quale sia lo strumento linguistico fondamentale per il proprio successo professionale futuro, il cinese si piazza stabilmente al secondo posto, subito dopo l’inglese e scalzando lingue tradizionali come lo spagnolo e il tedesco. Perché proprio la Cina?

Per comprendere l’attrattiva dell’Impero di Mezzo occorre sforzarsi di guardare il mondo attraverso gli occhi di chi ha oggi tra i quindici e i diciassette anni. Le nuove generazioni adottano un approccio decisamente più pragmatico e aperto. La Cina non è solo come una civiltà millenaria da scoprire, ma la capitale globale dell’innovazione tecnologica, dell’intelligenza artificiale e del futuro economico.

Soggiornare a Pechino, Shanghai o Shenzhen significa immergersi in una realtà iper-connessa e dinamica, acquisendo competenze interculturali e linguistiche introvabili altrove. E l’esperienza diretta sul campo si rivela decisiva: il contatto personale con la società cinese abbatte i pregiudizi, trasforma radicalmente le prospettive dei giovani e li dota di una flessibilità mentale fondamentale per muoversi in un contesto globale multipolare.

L’appeal di Pechino

Ogni anno, attraverso l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, il governo cinese mette a bando 23 borse di studio complete riservate a cittadini italiani per corsi universitari di laurea, laurea magistrale, dottorato di ricerca e soggiorni di perfezionamento. Accedere a questi percorsi richiede un impegno rigoroso: i candidati ai corsi di laurea triennale devono possedere un’età inferiore ai 25 anni, sostenere il test di valutazione accademica CSCA e dimostrare una certificazione linguistica cinese di livello HSK 3, mentre per i corsi magistrali e di dottorato è richiesto il livello HSK 4 e limiti di età rispettivamente di 35 e 40 anni.

L’interesse crescente dei giovani italiani verso l’istruzione in Cina non è dunque una moda passeggera, ma il sintomo chiaro di una riconfigurazione della mappa mentale delle nuove generazioni. In un pianeta in cui il baricentro economico e tecnologico si è spostato a Oriente, per la Generazione Alpha la vera chiave della cittadinanza globale risiede nella capacità di comprendere, parlare e abitare la complessità dell’Asia.

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