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Economia

Che schiaffo a Macron: lo spread della Francia fa paura

La bocciatura di Vanguard sui titoli di Stato transalpino: a rischio il rating A?

di Maria Graziosi -


Cento e non più cento. Al solito, quando c’è da ammannire paure a un tanto al chilo. A cento, o giù di lì, è arrivato lo spread dei Btp italiani sui bund tedeschi. Che paura. Il differenziale già viene appuntito per farlo rientrare nell’arsenale della solita polemica politica. Posta male, divulgata peggio. E vabbé. Niente di nuovo sotto il sole del Bel Paese.

Lo spread in Francia, altro che in Italia

Cento e non più cento. La fine del mondo, semmai dovesse arrivare dai mercati, non colpirà per prima l’Italia. Giorgetti, che di certe cose se ne intende, ha saputo raddrizzare le polemicucce a suo favore: “Avete visto che intervenire sul debito è servito a qualcosa?”. Già, è servito. Altrove, come in Francia, il disavanzo continua a crescere e il rendimento delle obbligazioni a dieci anni vola, letteralmente, sfiorando il 5 per cento. Per adesso, gli Oat si attestano al 4,8% in termini di rendimento. Cosa che ha fatto suonare più di un allarme nelle agenzie di rating internazionale. I boatos rivelano: occhio, Macron, che perdi il rating. Parigi rischierebbe addirittura di perdere la “A”. E di finire incastrata nella “B”.

Retrocessione in vista?

Una retrocessione clamorosa, un suggello catastrofico a una presidenza durata dieci anni. Fin troppi. Lo spread (che si calcola per tutti, non solo per l’Italia) è a dir poco siderale. La distanza coi titoli tedeschi è stimata in 120 punti base. Erano quattordici anni, dal 2012, che il differenziale non era così alto. Non sentirete allarmi accorati, specialmente dalle parti di quella sinistra che, quando c’è da difendere gli interessi di Parigi, è sempre in prima fila. Oggi più che mai: la Francia è pronta ad avviare un’infornata da 340 miliardi di bond. Con un tempismo non proprio invidiabile se, proprio mentre si parla di stampare nuove obbligazioni, se ne esce il capo del colosso finanziario Usa Vanguard a stracciare la grandeur transalpina bollandola come “credito in deterioramento sul lungo periodo”. Centrano le elezioni, sicuramente. Centra la crisi. Centrano dieci anni di dis-amministrazione.


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