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Disinformazione, Barachini: “Dall’attacco ai server russi effetti anche in Italia”

Il sottosegretario con delega all'Informazione e all'Editoria difende il giornalismo professionale

di Alida Germani -


Un attacco ucraino contro infrastrutture informatiche russe avrebbe avuto conseguenze anche sulla circolazione di contenuti di disinformazione in Europa, con una riduzione registrata in diversi Paesi, tra cui l’Italia.

A sostenerlo è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, intervenuto a Roma alla quarta edizione del Premio internazionale Eccellenza Euro-Mediterraneo. Nel suo intervento, Barachini ha richiamato quello che ha definito il “caso Yandex”, riferendosi al gruppo tecnologico russo, per sottolineare il peso che le infrastrutture digitali possono avere nella diffusione delle campagne di influenza. “Durante un attacco ucraino i server di Yandex sono stati distrutti e la capacità disinformativa in alcuni Paesi, compresa l’Italia, è diminuita” in modo consistente, ha detto il sottosegretario.

Nella ricostruzione di Barachini, il riferimento è a un episodio che mostrerebbe quanto la disponibilità e la continuità delle infrastrutture tecnologiche possano incidere sulla circolazione di contenuti online. Un elemento che, secondo il sottosegretario, rende più evidente la vulnerabilità delle società europee alle operazioni di influenza condotte attraverso gli strumenti digitali.

Il tema si inserisce, per Barachini, in un quadro più ampio di “guerra ibrida” nella quale l’informazione rappresenta uno dei terreni di scontro. “Siamo vittime anche noi di una costante guerra ibrida”, ha affermato, sostenendo che la disinformazione digitale sia ormai uno strumento in grado di incidere sulla percezione della realtà e sul dibattito pubblico.

Gli episodi

Tra gli episodi citati figurano le interferenze informative legate al processo elettorale in Romania e i timori sull’influenza esercitata dalle piattaforme social in diversi Paesi europei, tra cui la Germania. Il punto, secondo il sottosegretario, è il rapporto sempre più complesso tra fatti, loro rappresentazione e meccanismi di distribuzione dei contenuti. “Siamo in una realtà algoritmica digitale dove la percezione di quello che avviene molto spesso non è la realtà di quello che avviene”, ha osservato.

Da qui l’invito a “rompere i confini dell’informazione digitale e algoritmica” e a recuperare una conoscenza diretta delle realtà raccontate. Un compito che Barachini attribuisce soprattutto al giornalismo professionale, chiamato a ristabilire un rapporto più immediato con i fatti e con le persone coinvolte. “Credo che l’importanza principale del giornalismo oggi sia quella di avere un volto, una responsabilità, ma anche occhi e gambe che vanno a vedere, vanno a raccontare, capiscono e poi raccontano”, ha detto.

Il lavoro sul campo, nella sua prospettiva, resta quindi una delle garanzie per distinguere la cronaca dalla rappresentazione mediata e potenzialmente deformata dalla circolazione digitale. “Raccontando i fatti per come sono e non per come ci piacerebbe che fossero”, ha aggiunto, indicando nella verifica diretta un principio centrale dell’attività giornalistica.

Il rapporto tra cittadini, media e istituzioni

La questione riguarda anche il rapporto di fiducia tra cittadini, media e istituzioni. Tra le priorità indicate, ci sono il rafforzamento della tutela del diritto d’autore, il contrasto ai contenuti falsificati dall’intelligenza artificiale e la difesa dell’informazione professionale. “Dobbiamo restituire il valore dell’informazione, il diritto d’autore, sanzionare, come abbiamo fatto, i deepfake, cioè quello che è finto, quello che non è vero”, ha affermato il sottosegretario.

Infine, Barachini ha richiamato in questo quadro anche il lavoro della commissione sull’intelligenza artificiale, inserendo il tema della regolamentazione delle nuove tecnologie in una strategia più ampia di tutela dell’ecosistema informativo.

L’obiettivo, ha spiegato, è ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni, giornalismo e cittadini in un ambiente nel quale la produzione automatizzata e la velocità di diffusione dei contenuti rendono più difficile distinguere informazioni attendibili, manipolazioni e contenuti costruiti artificialmente.

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