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Esteri

La carta Usa della “madre di tutte le bombe” contro Teheran

Secondo indiscrezioni rilanciate dalla CNN, Washington avrebbe predisposto nuovi piani d'attacco contro siti iraniani

di Ernesto Ferrante -


Gli Stati Uniti starebbero valutando l’impiego della GBU-43/B, la cosiddetta “Madre di tutte le bombe”, nell’ambito di possibili nuovi attacchi contro l’Iran qualora il presidente Donald Trump decidesse di autorizzare un’ulteriore escalation militare. Lo riporta la CNN citando diverse fonti a conoscenza delle pianificazioni elaborate dal Pentagono.

I nuovi scenari operativi comprenderebbero attacchi contro infrastrutture energetiche, installazioni strategiche e obiettivi collegati al programma nucleare della Repubblica islamica. Tra i bersagli presi in considerazione figurerebbe anche il sito di Pickaxe Mountain, che Washington sospetta possa ospitare attività sensibili legate al nucleare iraniano.

La super arma statunitense

La GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast, nota con l’acronimo MOAB, è il più grande ordigno convenzionale dell’arsenale statunitense. Con un peso di circa 9,7 tonnellate, è progettata per generare una devastante onda d’urto su un’ampia area ed è diventata negli anni uno dei simboli della superiorità militare americana. Il suo eventuale utilizzo contro Teheran rappresenterebbe tuttavia un salto di qualità nel conflitto e avrebbe soprattutto un forte impatto politico e mediatico.

Tra slogan e realtà

Dietro la retorica della “super bomba”, però, emergono interrogativi sostanziali. Anche all’interno degli ambienti militari e strategici statunitensi non mancano dubbi sulla reale capacità della MOAB di conseguire gli obiettivi dichiarati dalla Casa Bianca o di modificare in modo decisivo gli equilibri sul terreno. Colpire strutture fortificate e disperse sul territorio iraniano richiede infatti molto più di un’arma simbolica, per quanto potente.

L’ipotesi di ricorrere alla “Madre di tutte le bombe” appare così anche come il riflesso di una crescente difficoltà strategica. Dopo mesi di tensioni e operazioni militari, la Casa Bianca continua a cercare strumenti capaci di ristabilire deterrenza e iniziativa, ma senza aver ottenuto risultati risolutivi nei confronti degli iraniani, la cui catena di comando è ben salda. In questo contesto, il ricorso a un’arma dal forte valore propagandistico rischia di apparire più come una dimostrazione di forza destinata all’opinione pubblica che come una soluzione concreta alle sfide poste dall’Iran.

Il fallimento statunitense

Il sensazionalismo che accompagna il dibattito contribuisce ad alimentare l’immagine di una risposta spettacolare e definitiva. Tuttavia, l’enfasi sulle capacità distruttive dell’ordigno non riesce ad occultare una realtà meno favorevole agli Stati Uniti. Una contraddizione che continua a segnare il confronto con Teheran e che nessuna GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast sembra, da sola, in grado di risolvere.

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