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Politica

Quando c’era lei… Non si muoveva una foglia

Tre anni e mezzo di Schlein non raccontano un record: raccontano un PD che non sa più dove andare

di Andrea Fiore -


Quello del segretario del PD non è un record, ma sono 1.261 giorni di luce riflessa. Una conseguenza indiretta della stabilità del centrodestra. Elly Schlein resta li, non perché il partito abbia trovato un equilibrio, ma perché dall’altra parte non si muove niente. Il centrodestra è un blocco quasi granitico, prevedibile e senza scosse.

E quando il nemico non cambia forma, chi dovrebbe contrastarlo resta sospeso, quasi paralizzato, come se non avesse più la pressione per reinventarsi. Quindi il segreto della sua lunga permanenza non nasce da una forza interna, ma da una mancanza di movimento esterno.

Gli elettori lo sentono. Capiscono che la durata non è un merito ma un semplice effetto collaterale. Vedono un partito disorientato che naviga per forza d’inerzia, seguendo la scia della nave rivale dotata di bussola.

È un dolore sottile, quasi vergognoso: sapere che il proprio partito non cambia perché non sa più come farlo e che la sua continuità è la prova di un equilibrio che non è stato costruito, ma subito.

Anche chi crede ancora di essere dalla parte giusta, dopo questi tre anni e mezzo, si sente mancare la terra sotto i piedi e si rende conto che ogni giorno che passa non serve a migliorare il record, ma a immobilizzare il partito.

La democrazia ha bisogno di un governo stabile, ma anche di un’opposizione forte. Ma questo non accadrà fino a quando il Partito Democratico non si metterà seriamente in cerca del suo “centro di gravità permanente”.

Forse la signorina elvetica riuscirà a trovarlo. Ma difficilmente tra trenta o quarant’anni qualcuno dei suoi elettori potrà gonfiare il petto e dire: “Quando c’era lei…

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