Emilio Errigo, il calabrese che ha trasformato una vita in testimonianza di Stato
Ci sono libri che raccontano una carriera. E poi ci sono libri che raccontano un modo di stare al mondo. Volevo solo cantare, scritto da Antonio Errigo insieme al padre Emilio, appartiene a questa seconda categoria. Non è soltanto la storia dell’ascesa di un giovane calabrese “al cuore dello Stato”. È il racconto di una vita fondata su disciplina, onore, sacrificio, coraggio, dignità e senso del dovere. Valori antichi, oggi più che mai necessari. Che a volte sembrano persi guardando all’orizzonte politico, e non solo, nazionale. Ma missione di questa rubrica é di non fare mai di tutta un’erba un fascio, distinguendo il bene dal male, che esiste, in variabile misura, come ovunque, anche in Italia ed in Europa. Senza escludere le rispettive istituzioni.
Ho letto questo libro di Errigo figlio e padre con partecipazione e, per molti aspetti, anche con emozione. Perché Emilio Errigo non è solo un alto servitore dello Stato che ho avuto modo di conoscere e stimare, nel 1986, quando era ancora un giovane brigadiere, comandante di un piccolo guardacoste, che aveva sequestrato col suo valoroso equipaggio, dopo averla abbordata in mare aperto, una grande nave contrabbandiera carica di hashish.
Emilio Errigo non é solo un valoroso alto Ufficiale della Guardia di Finanza, venuto «dalla gavetta», dopo essere stato finanziere e sottufficiale. È, soprattutto, uno di quegli uomini che rendono onore alla Calabria e all’Italia senza clamore, con il lavoro quotidiano e con l’esempio. É parte di quella foresta silenziosa alla quale ci piace dare voce in questa rubrica, senza però silenziare o nascondere sotto il tappeto il fragore dei singoli alberi che cadono.
Ho conosciuto Emilio tanti anni fa, quando dirigevo la redazione de Il Finanziere, il giornale della Guardia di Finanza. Erano anni nei quali la comunicazione istituzionale del Corpo muoveva passi nuovi, importanti, moderni. Già allora Errigo trasmetteva qualcosa che andava oltre il ruolo e il grado: rigore morale, equilibrio, sobrietà, rispetto delle istituzioni. E soprattutto un’autenticità rara. E dedicai ad una sua eroica operazione una copertina del giornale.
Nel libro emerge con forza proprio questo. La storia di un ragazzo partito dalla Calabria profonda, cresciuto tra sacrifici e valori semplici, che ha saputo conquistare responsabilità importanti senza perdere sé stesso. Senza rinunciare alla propria integrità. Senza dimenticare le radici.
Tra le pagine di Volevo solo cantare ritorna continuamente il valore della volontà. Quel “volli, volli sempre, fortissimamente volli” che diventa non retorica, ma metodo di vita. Studio, disciplina, onore, spirito di sacrificio, senso dello Stato. Non come slogan, ma come pratica quotidiana.
Ed è impossibile leggere questa storia senza pensare a quanto siano ingiusti e superficiali gli stereotipi che troppo spesso continuano a descrivere, in Italia e all’estero, la Calabria. Una terra che, nell’immaginario di molti, viene ancora ridotta solo alla criminalità organizzata – che non si può certo negare – dimenticando però le migliaia di servitori dello Stato, professionisti, uomini e donne onesti, come Emilio Errigo, che ogni giorno la rappresentano con silenziosa dignità.
Per questo, nel mio libro Io, l’Italia e l’Europa – Pensieri in libertà di un patriota italiano-europeo, ho voluto dedicare un intero capitolo a spiegare perché, pur non essendo calabrese, mi sarebbe piaciuto esserlo. Perché nella mia vita professionale ho conosciuto tanti calabresi veri come Emilio: uomini dal carattere forte, spesso ruvido ma autentico, capaci di coraggio, lealtà, sacrificio e profondo senso umano. Persone che mi hanno insegnato il valore della coerenza e del servizio.
Emilio Errigo appartiene pienamente a questa Calabria migliore. Quella che non fa rumore, ma costruisce. Quella che non cerca alibi né vittimismo, ma risponde agli stereotipi con il lavoro, con la disciplina, con l’onore e con l’esempio.
Ed è proprio qui che ritrovo una profonda sintonia con i valori che ho cercato di esprimere nel mio libro: un patriottismo serio, sobrio, non urlato. Un patriottismo che non si misura contro qualcuno, ma nel servizio verso qualcosa di più grande di noi: lo Stato, le istituzioni democratiche, il bene comune, l’Italia e l’Europa.
Emilio Errigo incarna tutto questo. Con il coraggio di chi non sceglie scorciatoie. Con la disciplina di chi considera il dovere una forma di libertà interiore. Con l’onore di chi sa che servire lo Stato significa anzitutto servire i cittadini.
In un’epoca nella quale troppo spesso prevalgono individualismo, cialtroneria, superficialità e cinismo, storie come la sua hanno un valore particolare. Perché ricordano ai giovani che il merito esiste ancora. Che la rettitudine non è debolezza. Che il senso dello Stato non è una parola vuota.
Da Bruxelles, dove vivo e scrivo da molti anni, continuo a credere che l’Italia abbia bisogno soprattutto di esempi positivi da far conoscere in Europa e nel mondo. Emilio Errigo è uno di questi. Un calabrese che rende onore alla Calabria. Un italiano che rende onore all’Italia. E un uomo che dimostra come il vero patriottismo si misuri nei comportamenti, non nelle parole.
E anche per questa settimana, da Bruxelles, é tutto.
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