Lavoro, ministro Calderone: “Salario non sia minimo ma giusto”
Non è solo una questione di numeri. Non può esserlo nel Paese in cui non si fanno più figli. Il ministro al Lavoro e alle politiche sociali Marina Elvira Calderone ha mostrato con orgoglio i dati relativi ai Neet, cioè ai giovani che non studiano né lavorano. Affermando, cifre alla mano, che il trend sta cambiando. Specialmente al Sud. “Sta diminuendo sensibilmente il numero dei Neet, dal 19% siamo scesi al 13%, con un’inversione di tendenza molto importante in termini positivi, soprattutto al Sud”, ha affermato durante il suo intervento all’assemblea di Confesercenti.
Salario non minimo ma giusto
“Su questo – ha aggiunto – dobbiamo ulteriormente intensificare i nostri sforzi in un momento in cui il mercato del lavoro italiano invece registra il massimo dell’occupazione e soprattutto dell’occupazione stabile”. Uno dei temi connessi, per forza di cose, al lavoro riguarda la questione delle retribuzioni. Siamo pur sempre un Paese in cui le paghe sono e restano basse, dove l’Istat ha fotografato la fine della risalita del potere d’acquisto dei salari e dove si lavora (tanto) per guadagnare (poco). Dall’opposizione brandiscono il salario minimo come soluzione a ogni male, quasi senza ricordare che avrebbe dovuto esserlo pure la flessibilità sul lavoro e invece s’è visto un totale appiattimento verso il basso (e mai nell’altro senso).
La fiducia (e la contrattazione) al centro
Calderone, invece, è di tutt’altro avviso. Per lei si tratterebbe di una soluzione di comodo (per la politica) ma rappresenterebbe nei fatti una scelta “squalificante e penalizzante” rispetto al rapporto coi corpi intermedi. Detta più chiara: la contrattazione tra parti datoriali e sindacali è, e rimane, il fulcro della questione e la rappresentatività rimane il presupposto fondamentale, insieme alla fiducia, per far ripartire il Paese. Insomma, il salario non deve essere minimo ma “giusto”.
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