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Economia

Ex Ilva, sciopero di 24 ore: lavoratori in strada contro il rischio di 2.500 licenziamenti

L'iniziativa dei sindacati: lo stop previsto dalle 9 di oggi fino alle 7 di domani

di Lino Sasso -


Sale ancora la tensione all’ex Ilva di Taranto. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori. Lo stop, previsto dalle 9 di oggi fino alle 7 di domani, è stato indetto contro il rischio di nuovi pesanti tagli di personale nello stabilimento siderurgico. Subito dopo aver proclamato lo sciopero, i lavoratori hanno occupato la strada appena fuori dallo stabilimento ed è stato annunciato anche un blocco sulla statale in direzione Bari. “Sia chiaro che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti i lavoratori”, avvertono le organizzazioni sindacali.

Ex Ilva, a rischio circa 2.500 lavoratori dell’indotto

Al centro della mobilitazione c’è il futuro di circa 2.500 operai, sui quali pesa il rischio di licenziamenti collettivi. La situazione è legata alla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento entro la fine di ottobre, disposta dalla Corte d’Appello di Milano. Uno scenario che rischia di avere conseguenze immediate sulle aziende dell’indotto e sui loro dipendenti. Da qui la richiesta dei sindacati di fermare le procedure di licenziamento e mettere in campo strumenti straordinari per garantire occupazione e reddito durante questa fase di forte incertezza. La protesta apre così una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del polo siderurgico. Domani è previsto a Palazzo Chigi un nuovo tavolo sull’ex Ilva tra governo e sindacati, anche se fino a ieri non risultava ancora arrivata una convocazione formale né alle organizzazioni dei lavoratori né ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia.

“Il tempo è scaduto”

“Il tempo è scaduto”, ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb. Le richieste sono garanzie occupazionali, tutela del reddito e soprattutto un piano industriale capace di indicare quale futuro attenda lo stabilimento di Taranto. È quindi proprio sul tavolo aperto con il governo che si concentra l’attenzione di lavoratori e sindacati. In attesa di un piano per scongiurare licenziamenti e tagli tra gli operai dell’indotto.


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