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Folla al funerale di Alex Zanardi, l’handbike sull’altare

L'omelia di don Marco Pozza: "Sorellaccia morte, Alex ti ha beffato: hai preso solo il suo corpo ma l'anima vive"

di Cristiana Flaminio -


La sua handbike sull’altare: in centinaia, questa mattina, hanno affollato la Basilica di Santa Giustina a Padova per il funerale di Alex Zanardi. Il feretro è stato scortato dagli atleti paralimpici che l’ex pilota, con il suo esempio e la sua indistruttibilità mentale, ha conosciuto, incontrato e ispirato. Tanti i nomi dello sport e delle istituzioni che non hanno voluto far mancare la loro presenza all’ultimo addio a Zanardi. C’erano il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ma anche Giovanni Malagò, Luca Pancalli, Luca Zaia, Bebe Vio, Alberto Tomba, insieme a tante altre autorità del mondo sportivo e istituzionale.

Grande folla al funerale di Zanardi

La celebrazione del funerale è stata affidata a don Marco Pozza, amico personale di Alex Zanardi e cappellano del carcere padovano dei Due Palazzi. Don Pozza ha ricordato come è nata quella personalità d’acciaio che ha lasciato un’impronta indelebile di sé, un’eredità che resta dentro e fuori lo sport. Ha ricordato gli inizi, citando proprio le parole di Zanardi: “Sono nato come figlio di un saggissimo idraulico, di una madre casalinga che la sera, per arrotondare lo stipendio, faceva le asole alle camicie. Tante volte mi alzavo nel cuore della notte e vedevo una luce accesa: era mamma che lavorava”. Da quelle radici umili, ha ricordato don Pozza, nacque il sogno apparentemente impossibile di diventare pilota di Formula 1. “Eppure bisognava provarci. Ogni cosa, anche la più incredibile, è originata da un tentativo che è sempre e soltanto un osare. Il primo passo è decidere dove vogliamo andare. Poi, lungo il cammino, le cose accadono”.

“Sorellaccia morte, ti sei presa solo il corpo”

Forti, e commoventi, le parole pronunciate da don Pozza nell’omelia. “Io oggi devo ringraziare una persona. Voglio dire grazie al dottor Costa, della clinica mobile, perché da uomo di scienza ha osato parlare di anima raccontando di Alex. L’atleta senza l’uomo non è nulla. È potenza senza controllo”. Poi ha aggiunto: “Mi dispiace per sorellaccia morte – ha detto – si è presa il corpo ma l’anima gli è sfuggita. In corsia di sorpasso si è andata a infilare dentro la storia e la vita di Obiettivo3. L’anima di Alex abita dentro la storia di questi ragazzi. La beffa è che Alex anche da morto è vivo in questi ragazzi”.


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