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Economia

Panetta e l’Unione (vera) che fa la forza in Europa

Il governatore di Bankitalia assegna i compiti a casa a Bruxelles: il nodo eurobond

di Cristiana Flaminio -


L’Unione fa la forza, parola di Fabio Panetta. Altro che chiacchiere. Se dovesse proseguire la guerra in Iran, l’inflazione in Europa potrebbe sbancare arrivando a raggiungere il 6 per cento e, invece di crescere, dovremmo iniziare a considerare l’idea di perdere fino a un punto (intero) di Pil. È la stagflazione, bellezza. E il guaio è che questa Ue, così farraginosa, lenta, infarcita di ideologismi economici e sostanzialmente impalpabile sullo scenario geopolitico globale, non può farci proprio niente. La relazione del governatore di Bankitalia Fabio Panetta mette in fila tutti i rischi. Quelli che, ormai da settimane, abbiamo imparato a conoscere. Gli stessi, in fondo, con cui conviviamo fin dal 2022 e dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina.

Panetta, l’Unione europea e noi: gli eurobond

Ora, però, il mondo precipita verso il baratro e l’Ue non riesce a dare risposte. “Il cammino di riforma procede lentamente ma l’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali. L’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate”. Un quadro horror ma, purtroppo, fin troppo aderente alla realtà. Ognuno fa come gli pare, in Europa. È tempo di smetterla. E di ripartire dai fondamentali: “Una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo: uno strumento liquido e sicuro, in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro”. Più che una politica monetaria restrittiva, a potenziare l’euro come valuta di riserva globale sono i titoli. Non diteglielo, però, ai falchi della Bce.

Basta ostacoli

“Se fondato su un’adeguata capacità di bilancio comune, favorirebbe il finanziamento di investimenti di interesse europeo. Si eviterebbero le inefficienze di iniziative nazionali non coordinate e sarebbe più agevole mobilitare capitali privati su larga scala”. Non c’è più tempo: “Gli ostacoli giuridici e politici all’integrazione – ha quindi aggiunto – non possono più giustificare l’inazione. La sfiducia reciproca che ha segnato l’Europa a partire dalla crisi dei debiti sovrani è stata superata di fronte alla pandemia. Oggi le sfide non sono meno gravi: riguardano la sicurezza, l’energia, la tecnologia”.

Sui tassi e sul rischio di un’inflazione galoppante, Panetta afferma che è necessario evitare la spirale prezzi-salari pur richiamando alla cautela: “Il Consiglio direttivo deciderà in giugno, sulla base delle informazioni allora disponibili e delle nuove proiezioni. Sarà determinante valutare in che misura i rincari energetici possano trasmettersi agli altri prezzi e quanto possano incidere su consumi, investimenti e attività economica”.


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