Frana Niscemi: indagati Musumeci, Schifani e altri due ex presidenti
Coinvolti nell'inchiesta anche Lombardo, Crocetta, dirigenti e tecnici
Frana Niscemi: indagati Musumeci, Schifani e altri due ex presidenti di Regione. Una vera e propria scossa politica e giudiziaria colpisce i vertici della Regione Siciliana e raggiunge il governo. La Procura di Gela, guidata dal procuratore Salvatore Vella, ha iscritto nel registro degli indagati tredici persone nell’ambito dell’inchiesta sulla frana di Niscemi, l’imponente movimento franoso che lo scorso 25 gennaio ha devastato il territorio, costringendo all’evacuazione circa 1.500 residenti.
I nomi: quattro presidenti sotto accusa
Il dato che emerge con maggior forza è il coinvolgimento dei quattro presidenti che si sono succeduti alla guida dell’isola dal 2010 a oggi. Tra gli indagati figurano infatti Nello Musumeci, attuale ministro per la Protezione Civile ed ex Governatore ma pure Renato Schifani, attuale presidente. Poi, Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta, anch’essi ex presidenti della Regione.
I reati ipotizzati dalla magistratura sono disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Le indagini puntano il dito sulla presunta inerzia amministrativa e sulla mancata realizzazione delle opere di consolidamento necessarie a mettere in sicurezza l’area di Niscemi, definita dal procuratore Vella come “la frana più grande d’Europa”.
Milioni di euro mai utilizzati
Secondo quanto emerso, la Sicilia avrebbe avuto a disposizione circa 12 milioni di euro destinati proprio alla mitigazione del rischio idrogeologico nel niscemese. Tali fondi, stanziati e pronti per essere impiegati, sarebbero rimasti inutilizzati nelle casse regionali per anni, nonostante le numerose segnalazioni e i piani d’intervento risalenti già alla fine degli anni ’90.
Oltre ai vertici politici, l’inchiesta coinvolge figure tecniche di rilievo, tra cui ex capi della Protezione Civile regionale e direttori dell’Ufficio contro il dissesto idrogeologico, accusati di non aver attivato le procedure d’emergenza o di non aver vigilato sulla risoluzione dei contratti con le ditte appaltatrici.
La magistratura punta ora a stabilire se la catastrofe di gennaio potesse essere evitata attraverso una gestione più oculata e tempestiva delle risorse pubbliche.
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