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Economia

Giorgia d’Arabia: vola nel Golfo e l’Ue s’attacca al Patto

Il viaggio a sorpresa della premier, l'ostinazione di Bruxelles mentre l'Europa rischia il razionamento. Le paure di Bankitalia

di Giovanni Vasso -


La situazione è grave, e difatti Giorgia Meloni è volata – praticamente a sorpresa – in Arabia per incontrare le petromonarchie del Golfo Persico. Ma non è seria. O, almeno, non lo è abbastanza per la Commissione Europea che è tornata a dire, a un’Europa che rischia di restare senza benzina (e senza risparmi) che la “clausola di salvaguardia” del Patto di Stabilità si può toccare solo in caso di “grave recessione”. E, secondo i burocrati di Bruxelles non ci siamo ancora. Chissà, magari fosse ancora con noi lo spirito di Ennio Flaiano: sulle gesta comunitarie ci sarebbe da fondare un nuovo genere letterario.

Giorgia Meloni in Arabia

La situazione, però, è troppo grave. Lo è tanto che il governo italiano ha deciso, in un consiglio dei ministri tenutosi nella mattinata di ieri, di fare l’ultimo sforzo per prorogare, fino al 1° maggio, il taglio sulle accise dei carburanti. E poi chissà. Almeno stando a quel che il ministro Giorgetti avrebbe detto ai suoi colleghi, e prima ancora la vertice sul Dpf a cui, insieme a lui, hanno preso parte tutti i leader del centrodestra, da Meloni fino a Lupi passando per i dioscuri Tajani e Salvini. I soldi per intervenire sarebbero (quasi) finiti. In tal senso, dunque, sarebbe stato da leggere lo sfogo del titolare del Mef. Per lui serve una riflessione europea profonda attorno al paletto (maledetto) del totem del Patto fissato al 3%: “Ho espresso questa mia valutazione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo a inizio settimana, lo farò in qualsiasi consesso internazionale perché questa è la realtà”.

Bruxelles non molla sul rigore dei conti

Da Bruxelles la replica non s’è fatta attendere. Celere, rapida e dolorosa. Prima la lezioncina di diritto comunitario: “La clausola generale di salvaguardia (Gec) del Patto di stabilità e crescita, che consente agli Stati membri di discostarsi dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’ Ue nel suo complesso”. Poi la mazzata: “Stiamo monitorando attentamente la situazione instabile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario”. La situazione è grave ma, evidentemente, per Bruxelles non è abbastanza seria. Eppure il commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen, ieri mattina ha atterrito il mondo affermando che l’Europa è vicina all’ipotesi del razionamento dei carburanti. Che, beninteso, già è una realtà in tanti Stati membri.

Un’agenda fitta di impegni

Piuttosto che restarsene con le mani in mano, Giorgia Meloni ha preso e se ne è volata in Arabia Saudita. Ieri pomeriggio è atterrata a Gedda e s’è messa subito al lavoro. Obiettivo chiaro e netto: la premier è in missione “energetica”. Vuole rinsaldare i rapporti con gli “amici” del Golfo. Capire di persona la situazione. Vuole fare il punto per comprendere quanto tempo rimane prima della catastrofe e se c’è un modo per evitarla. Una scelta che persino un avversario agguerrito come Matteo Renzi ha applaudito. In agenda ci sono incontri con governi e istituzioni. Dall’Arabia Saudita e fino al Qatar e agli Emirati Arabi: Giorgia Meloni parlerà con tutti per rafforzare la posizione italiana non solo in senso geopolitico ma, soprattutto, in chiave economica ed energetica facendo dell’Italia un (vero) hub energetico del Mediterraneo.

La (facile) profezia di Bankitalia

Perché la situazione, italiana sì ma soprattutto europea e contestualmente pure globale, oltre a essere grave è (davvero) seria. Bankitalia, per esempio, nel tardo pomeriggio di ieri ha svelato che se le cose rimangono così, il Pil italiano non crescerà per più di mezzo punto percentuale. E, nel frattempo, l’inflazione potrebbe salire fin da subito al 2,6%. Non c’è tempo da perdere. Occorrerebbe la pace, in primo luogo. E, in seconda battuta, un po’ di apertura mentale rispetto ai paletti liberal-ideologici del rigore sui conti.


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