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Giustizia

Il sottosegretario Ostellari: “La persona, sulla quale nessuno smette di credere, ha sbagliato ma può essere recuperata”

Giustizia inclusiva, 280 milioni per il reinserimento dei detenuti: “Più lavoro, meno recidiva”

di Alida Germani -


Una giustizia inclusiva, che metta al centro la persona e non il reato commesso. A questo punta il Piano del ministero della Giustizia per l’inclusione socio-lavorativa dei detenuti, presentato ieri nella Sala Koch di Palazzo Madama. Un programma da 280 milioni di euro, inserito nel Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027, di cui 260 milioni, pari al 93%, sono già stati impegnati.

Le risorse si concentrano su tre assi: il potenziamento dell’esecuzione penale esterna, il reinserimento lavorativo dei detenuti e nuove opportunità per i giovani coinvolti nel circuito penale minorile. Una strategia che guarda a una platea ampia: 143 mila persone sono attualmente in misura penale esterna, 101 mila sottoposte a misure alternative e 66 mila detenute.

“La persona, sulla quale nessuno smette di credere, ha sbagliato ma può essere recuperata”, ha sottolineato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, richiamando la finalità rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione. E indicando nel lavoro uno degli strumenti principali per costruire sicurezza: “Il 98% di chi impara un mestiere, quando esce, non delinque più”.

Particolare attenzione è rivolta ai minori e ai giovani adulti: il progetto Ama.Mi. coinvolge 800 ragazzi fino ai 25 anni e introduce la figura del tutor, chiamato ad accompagnare il giovane nella fase di uscita dal circuito penale e a costruire un percorso personalizzato di formazione.

L’obiettivo è rafforzare la rete delle comunità e affrontare con strumenti multidisciplinari situazioni spesso segnate dalla fragilità familiare e sociale. Sono circa 1.350 i minori e giovani adulti oggi ospitati in comunità e caratterizzati da un’elevata complessità.

Nel sistema penitenziario, una delle principali innovazioni è la Piattaforma nazionale delle competenze del detenuto, che punta a mettere in relazione le professionalità acquisite in carcere con la domanda di imprese, enti pubblici e terzo settore. Una sorta di banca dati delle competenze per rendere visibile il potenziale produttivo della popolazione detenuta.

L’obiettivo

Sul fronte dell’inclusione, il programma Ama.De. ha già coinvolto 2.919 detenuti e internati attraverso 31 progetti in 90 istituti. Sono oltre 144 milioni gli euro destinati alle carceri per formazione, lavoro e riqualificazione di laboratori e macchinari.

L’obiettivo è spostare progressivamente l’occupazione dal lavoro alle dipendenze dell’Amministrazione verso quello presso aziende ed enti esterni. Un primo segnale arriva dalla crescita del 5,15% del lavoro all’esterno. Il Piano comprende anche progetti di giustizia riparativa e housing sociale per chi è sottoposto a misure esterne. Un sistema che coinvolge Regioni, Comuni, imprese e terzo settore e che punta a superare una concezione esclusivamente carcerocentrica dell’esecuzione penale. “Il carcere non è l’unica pena”, ha ricordato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto.

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