Tirana nel caos, scontri da sei giorni e 200 fermi
Il primo ministro Rama respinge la richiesta di dimissioni, l'Ue chiede che cessi la violenza
La capitale dell’Albania nel caos: è il sesto giorno di scontri, quasi 200 fermi, l’appello dell’Ue.
Scontri a Tirana
Continuano senza sosta i violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine a Tirana, giunti al loro sesto giorno consecutivo. La mobilitazione, nata dall’esplosione della protesta studentesca, poi ingrossata dal malcontento sociale per il carovita e la corruzione. a gran voce la richiesta delle dimissioni del premier socialista Edi Rama.
La battaglia in viale Deshmoret e Kombit
I momenti di maggiore tensione si sono registrati lungo viale Deshmoret e Kombit, nel cuore della capitale.
L’assalto alle sedi istituzionali
Centinaia di dimostranti, in larga parte giovanissimi, hanno tentato di rompere i cordoni per avvicinarsi al palazzo del governo. Scagliano pietre, bottiglie e molotov contro gli edifici pubblici.
La reazione della polizia
Per evitare l’irruzione, le forze dell’ordine hanno schierato furgoni, le unità speciali Eagles e i reparti di intervento rapido. E stanno facendo largo uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i gruppi più radicali.
Arresti e fermi in aumento
Il bilancio dei fermati da parte delle autorità albanesi è salito a 194 persone. In più, si contano decine di feriti sia tra i manifestanti che tra gli agenti.
L’appello di Bruxelles e le accuse di Rama
La sommossa, partita dalle aule universitarie, diffusa ormai anche in altre città dell’Albania come Durazzo, Elbasan e Scutari. Una protesta ch sta assumendo contorni di forte rilevanza internazionale.
L’Unione Europea condanna la violenza
La delegazione dell’Ue a Tirana ha rilasciato una nota ufficiale chiedendo l’immediata cessazione delle devastazioni. E sollecita l’apertura di un dialogo politico, ricordando che “in una democrazia non c’è posto per la violenza”.
La posizione del governo
Il primo ministro Edi Rama ha respinto le richieste di dimissioni. Definisce inaccettabili gli assalti ai ministeri e sostiene che le frange violente siano manovrate da vertici opachi.
Nessun passo indietro della piazza
Nonostante i fermi e i continui caroselli di idranti nelle vie secondarie della capitale, gli scontri non cessano. I comitati di protesta confermano l’intenzione di proseguire la mobilitazione fino a riposte concrete sul piano sociale.
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