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Economia

Oltre la cedolare secca: il commercio tra sicurezza e prospettive future delle città

La ricerca: i piccoli negozi presidio di legalità. Zangrillo: "La Pa lavora per semplificare". Il dibattito politico sbarca a Bari

di Giovanni Vasso -


Tra sicurezza ed evoluzione, l’ultima giornata della kermesse “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono“ di Confcommercio a Bari ha mantenuto altissimi livelli di interesse e partecipazione. Perché ragionare del futuro delle città, dunque delle comunità, è parlare di tutto. Da una chiave, e una prospettiva, concrete e quotidiane. Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della Confederazione, Marco Barbieri. Che è tornato sul grande tema della desertificazione. E ha ribadito, citando i dati snocciolati dal presidente Carlo Sangalli, che “quando un negozio chiude c’è un pezzo di città che si spegne”. E che non basta da sola la cedolare secca per agevolare e far ripartire il commercio.

Cedolare secca: non basta

Barbieri, su questo tema, è sicuro. “Va bene la cedolare secca come agevolazione fiscale per i proprietari immobiliari, ma noi diciamo che non basta”, ha affermato. E poi ha spiegato ancora meglio il suo pensiero su uno dei punti cardine della strategia del governo, nella Legge di Bilancio, a favore delle attività di vicinato. “Siamo d’accordo su una cedolare secca nei confronti dei proprietari immobiliari ma riteniamo che questo non è sufficiente perché una cedolare secca porta un vantaggio fiscale solo ed esclusivamente nei confronti degli imprenditori”. E ha segnalato che “nei confronti del commerciante conduttore non ha nessun tipo di vantaggio”. Non è questione da poco dal momento che, stando ai numeri ConfCom, la percentuale di commercianti non proprietari dell’immobile in cui esercitano la loro attività oscilla tra il 63 e il 65 per cento. “È fondamentale di conseguenza che, come detto ieri dal presidente confederale, si arrivi a ottenerla. Il tema della cedolare, con agevolazioni di natura fiscale per il conduttore, diventa fondamentale per limitare i processi di desertificazione commerciale”.

Zangrillo e il ruolo della Pa per le città (e il commercio)

È stata poi la volta dell’intervento del ministro alla pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Che, dal palco di inCittà a Bari, ha riconosciuto che la Pa “deve fare la sua parte e diventare sempre più moderna, efficiente e vicina ai territori per essere capace di sostenere le attività economiche e creare nuove opportunità per cittadini e imprese”. Da cosa si parte? Zangrillo ha le idee precise. “In questo scenario – ha ribadito il ministro – la pubblica amministrazione è chiamata a evolvere da una logica basata sugli adempimenti a una cultura orientata ai risultati, alla qualità dei servizi e alla creazione di valore per cittadini e imprese. Il primo grande fronte è quello della semplificazione amministrativa. In questa direzione, abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi e i target previsti dal Pnrr, intervenendo complessivamente su quasi 500 procedimenti amministrativi, in settori strategici per la vita dei cittadini e per la competitività delle imprese”.

Il peso (insostenibile) della burocrazia

Il ministro riconosce la necessità di dover lenire il peso che la burocrazia rappresenta per i cittadini e i commercianti italiani. “Penso, ad esempio, alla razionalizzazione del sistema dei controlli attraverso il fascicolo elettronico d’impresa, con l’obiettivo di ridurre duplicazioni e oneri amministrativi”, ha dichiarato Zangrillo. Secondo cui si tratta di “misure che incidono direttamente sulla possibilità di fare impresa, perché semplificare significa anche ridurre i costi indiretti della burocrazia, rendere più prevedibili le procedure e favorire l’iniziativa economica”. La via, dunque, è tracciata: “La semplificazione, quindi, non è soltanto una questione amministrativa. È una politica di sviluppo, di competitività e di valorizzazione dei territori”.

Una questione di sicurezza prima ancora che di buon vicinato

Non è solo una questione di buon vicinato: più negozi portano più legalità ai quartieri, più sicurezza alle comunità locali. Non fosse che per una banale, quanto decisiva, considerazione: le luci accese, le vetrine illuminate, sottraggono buio e combattono il degrado. Ma a dare ulteriore forza al ruolo, non solo economico ma sociale, dei negozi di vicinato è pure l’indagine Censis-Confcommercio che è stata presentata, ieri venerdì 30 ottobre, durante l’evento di Confcom “inCittà”.

Il ruolo dei negozi di vicinato

Lo sappiamo tutti, lo sperimentiamo sulla nostra pelle. La sicurezza è una priorità. E, come riferisce la ricerca Censis-Confcommercio, incide (e molto) sulla qualità della vita e sulle scelte economiche dei cittadini. Lo scenario è questo. Circa quattro italiani su dieci ritengono che microcriminalità (42,8%), insicurezza (39%) e degrado (38,8%) nella zona di residenza siano in aumento e la quota sale nei comuni con oltre 30mila abitanti. Ma cosa contribuisce a restituire vivibilità alle nostre città? Le vetrine dei negozi aperti. Insieme, innanzitutto, a una buona illuminazione (72%), alla presenza delle forze dell’ordine (62,4%). Vedere i negozi aperti rasserena il 40,7%. Più di quanto non rassicurino le telecamere e i sistemi di videosorveglianza (39,1%). E la sicurezza di un’area diventa leva commerciale: il 72,4% degli italiani fa acquisti solo in aree che considera sicure e il 61,4% valuta la sicurezza della zona prima di scegliere un ristorante

Furti come all’epoca del Covid, boom rapine

Ma per i commercianti, specialmente per i negozi di vicinato, non è un ottimo momento sul fronte della sicurezza. Se i furti, lentamente, si avvicinano ai livelli pre Covid facendo registrare una discesa dell’1,4% tra il 2019 e il 2025, le rapine hanno subito un’autentica impennata. Nel 2025, infatti, sono aumentate del 10,6%. Nel 2025, in pratica, un esercizio commerciale su dieci ha denunciato un furto e cinque su mille una rapina. È una situazione a cui bisogna porre rimedio.

Un presidio di legalità

I negozi di vicinato, dunque, si confermano un presidio di legalità. Gli italiani fanno riferimento, contano davvero, sulle attività di quartiere. Il 95,7% ci fa acquisti, il 90,6% li reputa un tratto distintivo delle nostre comunità. Per l’86% dei cittadini, la presenza di locali e negozi aperti rappresenta maggiore sicurezza mentre l’83,2% deplora, come causa primaria del degrado urbano, la loro chiusura. Quasi nove italiani su dieci, in caso di bisogno, si rivolgono ai piccoli commercianti. Dalle informazioni fino alla segnalazione di comportamenti sospetti o potenzialmente pericolosi (22%), dalla domanda di aiuto perché inseguiti o minacciati (16,9%) alla richiesta di contattare le forze dell’ordine dopo aver subito un reato (15,8%).

Le soluzioni dalla politica

La tavola rotonda tra gli esponenti dei partiti in Parlamento rappresenta l’occasione, a fronte di dati, numeri e prospettive, per capire quale sia il sentiment della politica rispetto a un comparto la cui importanza strategica, è evidente, va ben oltre il mero aspetto economico. Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, ha colto uno degli aspetti peculiari degli ultimi anni. Dopo tanta “aggregazione”, è tornata la domanda di peculiarità “Negli ultimi trent’anni abbiamo pensato che lo sviluppo economico si creasse nelle grandi concentrazioni: dai centri urbani alle grandi catene commerciali. Eppure oggi, nell’epoca della globalizzazione e della trasformazione digitale, si sta riaffacciando proprio una domanda di prossimità”. Craxi ha spiegato: “Sappiamo che i rischi sono ancora molti, dallo spopolamento dei borghi alla fuga dai piccoli negozi, ma la nostra forza è sempre stata la diffusione”.

Stefania Craxi (Fi): “Tante questioni da affrontare con una strategia unica”

Stefania Craxi è sicura. E dice: “La risposta deve essere su più fronti. Penso ad esempio alla rigenerazione urbana e al turismo diffuso, che può sottrarsi alla stagionalità e durare tutto l’anno, come avviene per il turismo religioso o per quello legato ad attività sportive. E ancora, penso al tema abitativo, perché case più accessibili significano centri urbani popolati e, quindi, richiesta di servizi. Senza dimenticare la questione della digitalizzazione delle PMI e quella energetica, perché una delle grandi difficoltà che oggi incontrano i commercianti è legata al peso delle bollette”. Quindi ha concluso: “In questo senso, è necessario puntare sia sulle comunità energetiche sia sulle rinnovabili per consorzi di negozi. Sono tutte questioni che devono far parte di una strategia unica. Perché il futuro del Paese non dipende solo dalla forza delle nostre grandi metropoli, ma anche dalla capacità delle piccole comunità di creare valore economico e sociale”.

I dubbi di Antonio Nicita (Pd) sulla cedolare secca

Il vicecapogruppo Pd al Senato, Antonio Nicita, ha riferito alla platea di inCittà i suoi dubbi in merito alla cedolare secca. “Il risparmio fiscale è certo, la riduzione dell’affitto no”. E ha proseguito: “Se la misura sposta verso gli under 35 le case già disponibili, senza farne entrare di nuove nel mercato, restringe l’offerta per tutti gli altri, cioè famiglie, separati e lavoratori di quarant’anni che hanno lo stesso problema abitativo. Anche per i giovani, in assenza di vincoli sul canone, il proprietario può trattenere per intero il beneficio”. Che fare? L’esponente dem chiarisce: “Avremmo dovuto premiare gli affitti stabili e a canone concordato per tutti, destinare ai giovani sostegni selettivi in base al reddito e soprattutto aumentare l’offerta abitativa accessibile”.

Molinari (Lega): “Bene cedolare secca”

Sullo strumento della cedolare secca, il capogruppo leghista Riccardo Molinari ha idee differenti da quelle di Nicita. È, per l’esponente del Carroccio, anzi “molto utile”. Ma non c’è solo la cedolare. Anzi. “Abbiamo messo in campo misure di tipo fiscale per aiutare i commercianti, in generale le partite Iva, in generale le attività. Però io ricordo che le varie rottamazioni, i vari strumenti di risoluzione, concordati con lo Stato, delle controversie fiscali, hanno riguardato anche molte attività commerciali. Dal rapporto con il territorio, forse tra le categorie che più di tutte personalmente ho incontrato che hanno apprezzato quel tipo di misure sono state proprio i commercianti, che in qualche modo potevano cercare di rientrare, diciamo, di debiti fiscali con la rateizzazione, avendo in qualche modo dei vantaggi senza essere costretti a dover chiudere, a dover chiudere l’attività”.

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