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Economia

A inCittà il bilancio di Sangalli: “Quanto costa la desertificazione dei negozi”

Tutti i dati Confcom: già spariti 156mila negozi, sfitti 460mila locali. Il ministro Urso ribadisce attenzione e impegno da parte del governo, il ruolo della Ue nelle parole del vicepresidente Fitto

di Giovanni Vasso -


Si può fare di più. E tanto. È quanto è emerso ieri alla prima giornata della kermesse “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono” organizzata da Confcommercio a Bari. Ad aprire i lavori dell’importante due giorni è stato il presidente della confederazione Carlo Sangalli, che ha aperto i lavori citando Italo Calvino. “Le città come i sogni – ha affermato Sangalli ricordando il pensiero del grande scrittore italiano – sono costruite di desideri e di paure”. E sono queste, purtroppo, quelle che oggi emergono con più forza: dalla violenza sociale fino ai problemi economici che ghermiscono il commercio e, più in generale, l’economia stessa.

L’intervento di Sangalli a inCittà: “Ma siamo l’antidoto alla rabbia”

Parte, Sangalli, proprio da ciò che sta accadendo in queste settimane nelle città italiane. “È impossibile ignorare infatti che i protagonisti di queste violenze sono giovani, giovanissimi, spesso figli di quello spazio ’sociale’ che sta tra i ’neet’, ossia i giovani che non studiano e non lavorano, il buco nero fatto di chat estemporanee e realtà immaginata via social, e quelle periferie metropolitane che sono gli avamposti di una difficile integrazione. Eppure noi vogliamo parlare anche dei desideri”.

Autodeterminazione come via all’affermazione

E ha proseguito. “Proprio il mondo che rappresentiamo, proprio le imprese del commercio, del turismo, dei servizi sono non soltanto le vittime delle devastazioni, – sottolinea Sangalli- ma anche l’antidoto alla rabbia, al vuoto esistenziale e alla incapacità sociale che quelle devastazioni denunciano”. Il ragionamento è chiaro: “Mettersi in proprio è una forma di autodeterminazione che combatte la rassegnazione e stimola l’integrazione. E il lavoro insegna a dare valore alle cose e al tempo. Inoltre, i negozi e i servizi che popolano le vie sono la cura dei quartieri svuotati di senso e dei territori privi di presidio”.

Quanto costa la desertificazione commerciale: una questione di cittadinanza

Sangalli, dal palco di inCittà, ha poi parlato della questione che riguarda la desertificazione commerciale. Un problema, vero, che costa a tutti gli italiani. “Tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparse 156 mila imprese commerciali. Il secondo numero – ha spiegato il presidente di Confcom – è fresco della scorsa settimana. Per la prima volta sappiamo quanti locali commerciali sono vuoti nel nostro Paese. Parliamo di oltre 460mila locali commerciali sfitti, circa uno su sei, con dimensioni particolarmente preoccupanti nei piccoli comuni rurali e nel Mezzogiorno. Anche perché questo numero va moltiplicato per un altro: quando un locale si svuota resta chiuso in media più di sette anni”.

I numeri di Confcom

Capito? “I negozi non solo chiudono – tuona Sangalli –  chiudono e restano vuoti”. Lasciando un vulnus non solo economico ma “soprattutto nel tessuto delle comunità”. I numeri di Sangalli sono imponenti: “Parliamo di desertificazione commerciale, che guardate non è un problema di settore: è una questione di cittadinanza. Perché un locale vuoto è anche reddito che non si produce, è un servizio che manca ai residenti, è un giovane imprenditore che rinuncia a rimanere perché intorno non c’è abbastanza vita. Il nostro Ufficio Studi ha stimato che i locali sfitti costano al Paese circa 4,4 miliardi l’anno di canoni non percepiti, lo 0,2% del Pil”. Ecco.

Urso e la risposta del governo sul tema desertificazione

A dare risposta ai dubbi e alle domande poste da Confcommercio, il ministro Adolfo Urso. Che, nel messaggio inviato all’evento inCittà, è partito proprio dai numeri citati da Sangalli che “vanno analizzati con grande attenzione”. Il titolare del Mimit ha spiegato: “A fine anno si stimano circa 460mila locali sfitti, il 17% del totale, con una incidenza più alta nei piccoli comuni e una progressiva desertificazione a cui non intendiamo rassegnarci”. Urso afferma che il governo ha già iniziato a muoversi. “Abbiamo già agito per cercare di contenere, frenare, invertire la tendenza, con la legge annuale sulle piccole e medie imprese, attesa da oltre dieci anni, abbiamo introdotto strumenti che possono contribuire a questo obiettivo”.

E ha poi aggiunto: “Con Destinazione Italia vogliamo valorizzare anche i borghi e le aree interne, favorendo l’arrivo di chi può lavorare da remoto e scegliere questi luoghi come la propria casa. Molto resta da fare, lo sappiamo, possiamo farlo soltanto insieme: Stato, regioni, comuni e rappresentanze di imprese, il sistema Italia. Per questo guardiamo con interesse alla proposta di un piano d’azione territoriale avanzata con il vostro progetto Cities, la rigenerazione urbana, parte dall’abitare, della qualità della vita, dall’attrattività dei luoghi che custodiscono il made in Italy di ieri e che costruiscono quelli di domani”.

Il livello Ue

Dopo quello del ministro Urso, è arrivato alla platea di inCittà il messaggio del vicepresidente Ue Raffaele Fitto che, anche lui, ha provato a dare risposta ai tanti dubbi e alla situazione illustrata dal presidente ConfCom Carlo Sangalli. “Il nostro obiettivo è creare territori più competitivi, attrattivi e capaci di offrire opportunità. Ed è anche il principio alla base della strategia europea Right to Stay, che presenteremo all’inizio del 2027”, ha dichiarato l’esponente dell’esecutivo comunitario. Che ha continuato: “Vogliamo che ogni cittadino europeo – ha spiegato – abbia la libertà di muoversi, ma anche la possibilità di restare nel territorio in cui è nato o ha scelto di vivere, che partire o restare sia una scelta e non una necessità. In questo percorso il contributo delle imprese del commercio e dei servizi è fondamentale perché una città più competitiva è anche una città più viva, con più attività economiche, più servizi e maggiori opportunità per i cittadini”.

Il grande tema della coesione

E, alla fine, si torna sempre lì. Al grande, anzi grandissimo, tema della coesione. Proprio su questo argomento, Fitto concentra una parte rilevante del suo intervento: “Rafforzare la competitività e contrastare lo spopolamento, la politica di coesione europea ha un ruolo fondamentale per affrontare queste sfide sostenendo investimenti nelle infrastrutture, nei servizi, nella mobilità sostenibile, nella rigenerazione urbana e nell’edilizia abitativa. Sul tema della casa, grazie alla revisione intermedia della politica di Coesione, l’Italia prevede di portare gli investimenti da 426 milioni a 1,8 miliardi di euro che diventano 2,5 miliardi con il cofinanziamento nazionale a livello europeo”. Il conto degli investimenti, secondo Fitto, diventa rilevante. “Le risorse e la coesione destinata agli alloggi raggiungono oggi circa 11,7 miliardi di euro ma il nostro impegno – ha aggiunto – va oltre gli investimenti, con l’agenda europea per le città adottata nel dicembre del 2025, abbiamo avviato un percorso per rafforzare il dialogo con le amministrazioni locali e gli operatori economici e rendere le politiche europee più vicine alle esigenze dei territori”.


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