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Scienza

DIVUL-GO – Totti, il cucchiaio e l’effetto Magnus: perché il pallone curva

di Francesco De Santis -


Francesco Totti e il cucchiaio

Francesco Totti quest’anno ha compiuto 50 anni. Mezzo secolo e una carriera piena di immagini rimaste nella storia del calcio.

Una è impossibile da dimenticare: Europei del 2000, Italia-Olanda. Si va ai rigori. Totti arriva sul dischetto davanti a Van der Sar e sceglie il gesto più imprevedibile: il cucchiaio.

Un tocco sotto al pallone, una traiettoria morbida, la palla al centro della porta. Il cucchiaio non è di per sé un esempio di effetto Magnus. Ma è un ottimo punto di partenza per entrare nella fisica di un pallone in volo.

Non conta solo quanto forte colpiamo il pallone

Quando calciamo, non conta soltanto la forza del tiro. Conta anche dove il piede incontra il pallone. Pensiamo a un tiro di interno, colpito leggermente di lato. La palla parte e poi curva.

Il motivo è che non la stiamo soltanto spingendo in avanti: le stiamo imprimendo anche una rotazione. Ed è proprio quella rotazione a cambiare il modo in cui il pallone interagisce con l’aria.

Quando la rotazione incontra l’aria

L’aria non è vuoto: è un fluido. In fisica appartengono infatti ai fluidi sia i liquidi sia i gas.

Quando un pallone avanza mentre ruota, l’aria scorre intorno alla sua superficie in modo asimmetrico. Questa asimmetria modifica la distribuzione delle pressioni e genera una forza laterale capace di deviare la traiettoria.

È la forza di Magnus, che prende il nome dal fisico tedesco Heinrich Gustav Magnus, che nell’Ottocento ha studiato il comportamento dei corpi rotanti immersi in un fluido. Il punto affascinante è proprio questo: la rotazione non cambia soltanto il modo in cui il pallone gira. Può cambiare la strada che percorre.

Roberto Carlos e una traiettoria diventata leggenda

Uno degli esempi più celebri è la punizione di Roberto Carlos contro la Francia nel 1997.

Il pallone sembra partire lontanissimo dalla porta, poi curva e rientra. Non è una traiettoria impossibile: è il risultato dell’incontro tra la velocità del pallone, la sua rotazione e l’aria che lo circonda.

La stessa fisica compare anche nel topspin del tennis, nel tennistavolo e nelle palle curve del baseball. Cambia lo sport, ma il principio resta lo stesso.

Quando il pallone quasi smette di girare

Nel calcio esiste però anche il caso opposto. Pensiamo alla “maledetta” di Andrea Pirlo: un tiro caratterizzato da una rotazione molto ridotta.

Quando il pallone gira poco, il comportamento del flusso d’aria intorno alla superficie può cambiare durante il volo. Le forze aerodinamiche possono quindi variare e produrre una traiettoria instabile, difficile da prevedere anche per il portiere.

Non è semplicemente “più Magnus” o “meno Magnus”: è un regime aerodinamico diverso, nel quale la bassissima rotazione lascia maggiore spazio alle irregolarità del flusso.

Molta rotazione, poca rotazione: due modi di sorprendere

La sintesi è quasi paradossale. Molta rotazione può far curvare il pallone. Pochissima può renderne la traiettoria imprevedibile. E tutto nasce dall’incontro fra due cose apparentemente semplicissime: un pallone e l’aria che lo circonda. Forse è questo uno degli aspetti più belli della fisica applicata allo sport: un gesto tecnico che dura una frazione di secondo può nascondere fluidodinamica, pressione, rotazione e forze.

Il calciatore non ha bisogno di calcolare tutto questo mentre tira. Lo trasforma in sensibilità, allenamento, istinto. La fisica, però, rimane lì: invisibile, dentro la traiettoria.

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