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Ora Infantino rischia brutto: cosa sta succedendo?

Tutti contro di lui: lo aspetta un percorso minato da fortissime turbolenze politiche

di Angelo Vitale -


L’odierna presa di posizione ufficiale e durissima della Football Association of Wales segna una delle crepe più profonde mai aperte nel mandato di Gianni Infantino alla guida della Fifa.

Infantino sotto accusa

La federazione gallese rifiuta di sostenere la sua ricandidatura per il quadriennio 2027-2031 e parla apertamente di “fallimenti in materia di buona governance, valori e buon senso”.

in tal modo, dà voce a un malcontento serpeggiante che vede la Uefa in prima linea contro i vertici del calcio mondiale.

Infantino rischia davvero il posto?

Per capire se il presidente della Fifa sia effettivamente a rischio, occorre analizzare la geografia del voto all’interno dei congressi Fifa, dove vige il principio “una federazione, un voto”.

Lo sbarramento europeo

Il ritiro della fiducia da parte del Galles (e il coordinamento di Nyon) dimostra che Infantino ha perso gran parte del consenso in Europa. Se l’Uefa compattasse i suoi 55 membri contro di lui, la sua legittimità politica subirebbe un colpo durissimo.

I blocchi d’Africa, Asia e Conmebol

Storicamente, la forza di Infantino risiede nella sua capacità di costruire solide alleanze al di fuori del Vecchio Continente. L’ampliamento del Mondiale a 48 squadre e la redistribuzione delle risorse hanno garantito al dirigente svizzero un bacino di voti quasi blindato in Africa e Asia.

Quale è il vero rischio per lui?

Più che una sconfitta matematica alle urne — difficile da realizzare per l’Europa da sola senza il supporto delle Americhe o di parte dell’Asia —, Infantino rischia una spaccatura istituzionale senza precedenti.

Una guerra fredda o un boicottaggio diplomatico da parte della Uefa – la confederazione economicamente più ricca e potente del pianeta -renderebbe la sua gestione di fatto ingovernabile.

I motivi del conflitto

La mossa del Galles è solo la punta dell’iceberg di una tensione latente esplosa negli ultimi mesi attorno ad alcuni nodi strategici.

La saturazione del calendario e il Mondiale per Club

L’Uefa e le leghe nazionali europee accusano la Fifa di aver congestionato i calendari senza consultare club e giocatori. Il lancio del nuovo Mondiale per Club a 32 squadre e la pressione sui tornei internazionali hanno provocato scontri legali, minacce di scioperi da parte dei calciatori e denunce agli organi antitrust europei.

I diritti TV e la sostenibilità finanziaria

Il modello economico promosso da Zurigo sfigura di fronte alla Champions League e ai campionati europei. Le trattative faticose per i diritti televisivi delle nuove competizioni Fifa hanno creato malumori sia tra gli sponsor sia tra i broadcaster.

La governance e la centralizzazione del potere

L’accusa principale mossa dalla sede Uefa di Nyon e ribadita dal Galles riguarda lo stile di gestione di Infantino.

Un vertice considerato troppo accentratore, verticistico e poco incline al dialogo con le federazioni continentali sui temi cruciali per il futuro dello sport.

Se l’Uefa riuscirà a trasformare questa presa di posizione in un blocco occidentale compatto, la corsa di Gianni Infantino verso il mandato 2027-2031 non sarà più la passeggiata trionfale del passato. Lo aspetta un percorso minato da fortissime turbolenze politiche.

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