Per regolamentare l’intelligenza artificiale c’è bisogno di confrontarsi con Mosca e Pechino
Il progresso non torna indietro, e pretendere fermare la corsa dell’intelligenza artificiale attraverso barriere normative locali è un’illusione destinata a infrangersi contro la cruda realtà della storia. L’automobile ha soppiantato la carrozza, la macchina da scrivere è stata archiviata dal computer, e il digitale ha irrevocabilmente spazzato via la pellicola; non c’è verso di invertire la rotta.
Donald Trump ha pienamente ragione. Pensare di frenare la ricerca in un settore di assoluta preminenza strategica significa solo condannarsi a finire in subordine di chi correrà a velocità supersonica. Se vogliamo davvero mettere dei limiti etici e di sicurezza all’IA, la politica estera deve abbandonare i dogmi ideologici e riscoprire la diplomazia dei grandi accordi, esattamente come Reagan fece per la non proliferazione nucleare dialogando con l’Unione Sovietica. Come avrebbero fatto gli Stati Uniti a smettere di costruire missili se non lo avesse fatto anche l’Unione Sovietica?
Oggi risulta antistorico e autolesionista erigere muri di pregiudizi ideologici che impediscono un confronto serio con Mosca e Pechino. Rifiutare il dialogo con Putin e Xi Jinping azzera persino la capacità di convincere attori complessi come l’Iran a sedersi ad un tavolo. Perché finché non si media con i suoi grandi protettori, Teheran sente di avere le spalle coperte.
Lavoro, Europa e la rivoluzione dell’IA a basso costo
L’Europa, da parte sua, continua a comportarsi come un gigante dai piedi d’argilla, buona a esportare regolamenti sul proprio territorio ma del tutto irrilevante sullo scacchiere globale, condannata a subire le decisioni prese altrove mentre Washington e i colossi asiatici dettano l’agenda.
Le preoccupazioni sollevate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni colgono nel segno riguardo alle crepe sociali, ma debbono purtroppo necessariamente tener conto di un progresso guidato da una logica di profitto spietata e inumana. Tra vent’anni, ad essere ottimisti per l’umanità, l’intelligenza artificiale farà gran parte delle mansioni lavorative meglio dell’uomo, e a condizioni economiche imparagonabili. L’IA non percepisce la tredicesima, non ha infortuni che non siano riparazioni celeri, non può appellarsi ai sindacati, non accumula diritti di scatto stipendiale, non spettano ferie, non percepisce straordinaria, gli assegni familiari, l’orario di servizio può essere continuato senza riposo. In poche parole costa infinitamente meno di un lavoratore.
E purtroppo se un qualcosa costa infinitamente meno, in un’ottica di libera concorrenza, non si può pensare realisticamente che non prenda piede.
Di fronte a quella che sarà una vera e propria rivoluzione del modo di concepire il mondo del lavoro, che travolgerà anche la classe media; perché non si creda che il prezzo lo pagheranno solo gli operai, anche una bella fetta di impiegati, di amministrazione, di organizzazione a breve termine sarà coperta dall’IA. Dunque la politica dovrà fare i conti con la prospettiva reale di un reddito di cittadinanza universale, o di qualche misura sociale per sostenere la tragica assenza di offerta di posti di lavoro.
Privacy, democrazie e il tavolo diplomatico che serve all’IA
Quanto ai timori sulla responsabilità legale, si risolveranno con decreti ad hoc, quello è il minore dei problemi; invece fingere che esista ancora una privacy è pura ipocrisia. La privacy è morta e sepolta da anni, ogni nostro movimento in rete è tracciato, addirittura andando in giro con un telefono vengono tracciati i nostri movimenti e si possono ascoltare le nostre conversazioni quand’anche non lo usiamo. Certo potremmo non archiviare i dati per nostro conto, non tracciare le persone, ma non lo fermeremo mai, spinti dalle implacabili esigenze della sicurezza e della competizione geopolitica.
Se la premier teme i regimi autoritari che accumulano dati senza vincoli, sicuramente ha ragione, ma le democrazie da decenni sono costrette a replicare quei medesimi strumenti di controllo pur di sopravvivere. La risposta non può essere la chiusura difensiva o la morale dei buoni sentimenti, ma la capacità di riprendere i negoziati globali, sedendosi a quel tavolo perché sono convinto che quanto detto da Leone XIV sull’IA sia assolutamente da recepire. Ma la ripresa di stabilire i rapporti diplomatici è l’unica via per evitare che l’Europa resti l’ultima spettatrice immobile di un futuro che altrimenti decideranno altri.
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