L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Sociale

Giorgia Meloni e l’incarnazione berlusconiana

di Vincenzo Viti -


Giuliano Ferrara, nel suo straordinario ed eccentrico melting pot intellettuale, ha voluto, sul Foglio ch’è la sua creatura, tracciare un profilo della Meloni come incarnazione postuma dello spirito e della metafora berlusconiana. Cioè il trascendimento, in puro vernacolo, del genio liberale del premier di Arcore e della comunicazione. Una lettura spericolata, non priva tuttavia di suggestione e di intelligenza progressiva. Insomma: cosa sembra legare i due diversi profili? 

Per  Ferrara, probabilmente la sintesi di una assimilazione che li racconta come figure diverse ma storicamente e politicamente parallele. Esperienze entrambe maturate dentro la grande crisi del “progetto riformatore” esplosa dopo la stagione democristiana. Una stagione non solo insufficiente, ma incapace di avviare un vera ricostruzione di valori e di senso comune.

Tema ricorrente, tuttora attuale su cui torneremo.

Quindi, Meloni come possibile riconfigurazione ereditaria del Berlusconi della rivoluzione conservatrice e liberale pur da un versante diverso ma associabile non foss’altro per ardimento? 

Il tema è questo, sostanzialmente. E la impressione è che tutto si possa ancora giocare. Magari alle  prossime elezioni. In un clima propizio per il rigurgito degli estremismi rosso bruni che percorrono l’Europa con i prodromi italiani da non ignorare, ma neanche sublimare. 

Il tema rimarrebbe: imboccare la strada della grande “conversione conservatrice europea?”  Evento che, per naturale dialettica, non potrebbe che produrre effetti sulle condizioni del “campo largo” ancora alla ricerca del quid (o del quod), nel segno delle sue evidenti  persistenti inettitudini. 

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