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Isole Curili, lo strappo Tokyo – Mosca dopo il blitz di Putin

E' un arcipelago del Pacifico settentrionale reclamato dal Giappone come parte integrante del proprio territorio e formalmente classificato come "occupato illegalmente"

di Angelo Vitale -


Isole Curili, lo strappo della diplomazia: perché il blitz di Putin fa tremare le relazioni tra Tokyo e Mosca.

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Isole Curili: cosa sta succedendo?

Il ministero degli Esteri giapponese ha convocato d’urgenza l’ambasciatore russo per notificare la più dura delle proteste formali.

A far scattare la reazione di Tokyo è stata la presenza fisica di Vladimir Putin sulle Isole Curili.

E’ un arcipelago del Pacifico settentrionale reclamato dal Giappone come parte integrante del proprio territorio e formalmente classificato come “occupato illegalmente”.

La mossa di Putin

Un gesto, quello del Capo del Cremlino, che riapre fragorosamente una ferita storica rimasta aperta dal 1945.

In quell’anno, le truppe sovietiche si impossessarono delle quattro isole meridionali impedendo, di fatto, la firma di un mai siglato trattato di pace tra i due Paesi.

La mossa del Cremlino non arriva isolata, ma rappresenta l’apice di una precisa strategia di escalation.

L’escalation

Già all’indomani dell’invasione dell’Ucraina, l’allineamento del Giappone alle sanzioni occidentali aveva spinto la Russia a congelare qualsiasi tavolo di trattativa. E trasformato la regione in un avamposto militare.

Negli ultimi due anni Mosca ha intensificato la pressione schierando batterie missilistiche costiere e avviando esercitazioni a fuoco reale

Mentre figure di spicco come Dmitry Medvedev e il premier Mikhail Mishustin facevano da apripista con visite di Stato per promuovere zone franche fiscali e dichiarare la questione “chiusa per sempre”.

E ora?

Inquadrato in questo scenario di progressiva militarizzazione e provocazioni deliberate, il blitz di Putin sigilla il principio del fatto compiuto di fronte al mondo.

Andando di persona sulle isole, il presidente russo ha voluto marcare il territorio di fronte all’opinione pubblica interna e lanciare un messaggio di forza all’asse strategico tra Tokyo e Washington.

Con la convocazione immediata dell’ambasciatore, il governo giapponese ha tentato di fissare un paletto inderogabile.

Per Tokyo la sovranità sulle isole non è barattabile e la pacificazione dell’Estremo Oriente, a ottant’anni dalla fine della guerra, appare oggi un miraggio politico più lontano che mai.


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