Massacrato e fatto a pezzi a Torino: tre fermi
Il corpo martoriato di un 39enne è stato rinvenuto diviso in più monconi e sigillato all'interno di sacchi della spazzatura
L'appartamento in via Tommaso Gulli in zona Madonna di Campagna dove è stato rinvenuto un cadavere
Orrore a Torino, 39enne massacrato e fatto a pezzi: tre fermi, il cadavere nascosto in sacchi neri a casa di una professoressa.
La svolta nelle indagini
L’incubo, scoperto nella periferia nord di Torino. La Procura del capoluogo piemontese ha disposto il fermo di tre persone — un uomo e due donne — con l’accusa di essere coinvolte a vario titolo nell’omicidio e nello smembramento del trentanovenne Fabio Colapietro. Il suo corpo martoriato è stato rinvenuto diviso in più monconi e sigillato all’interno di sacchi della spazzatura.
Il principale indiziato deve rispondere di omicidio e soppressione di cadavere, mentre le due donne sono accusate di favoreggiamento e concorso nella soppressione. Una di loro, un’insegnante di 47 anni, Nicole Formichetti, proprietaria dell’appartamento al civico 46 di via Gulli (zona Madonna di Campagna) luogo della macabra scoperta.
La telefonata al 112 e la macabra scoperta
La drammatica catena degli eventi ha preso il via a seguito di una chiamata di emergenza giunta alle forze dell’ordine. A contattare il 112 la madre di un ventiseienne: «Venite subito, mio figlio ha fatto qualcosa di molto grave, ha fatto del male a una persona».
Quando gli agenti della Squadra Mobile e delle Volanti hanno rintracciato il giovane insieme alla madre, il ventiseienne ha ammesso di aver preso parte a una violenta colluttazione terminata nel sangue, fornendo l’indirizzo dell’alloggio di via Gulli.
Una volta sfondata la porta della casa della docente, gli investigatori di fronte a una scena spaventosa. Il corpo smembrato di Colapietro, nascosto dentro sacchi neri, e un secchio contenente diversi coltelli insanguinati.
La dinamica, il presunto movente e i nodi da sciogliere
I primi accertamenti medico-legali indicano la vittima prima brutalmente percossa con un bastone e successivamente finita a coltellate. La morte risalirebbe a diversi giorni prima del ritrovamento: i residenti dello stabile avevano infatti segnalato da circa 48 ore un odore nauseabondo e persistente provenire dall’appartamento.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, il delitto sarebbe maturato in un contesto legato allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti. I vicini di casa hanno descritto l’alloggio di via Gulli come un luogo caratterizzato da un continuo e sospetto via vai di persone a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Restano da chiarire con precisione il ruolo effettivo giocato dall’insegnante e dagli altri giovani fermati, l’esatto luogo in cui è stato consumato l’omicidio — per capire se il corpo sia stato trasportato in via Gulli solo in un secondo momento per essere fatto a pezzi — e l’eventuale presenza di altri complici. Nelle prossime ore i provvedimenti di fermo saranno sottoposti al Giudice per le Indagini Preliminari per la necessaria convalida.
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