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PRIMA PAGINA – ESCLUSIVA La Marzotto non è più dei Marzotto, è di Favrin

di Ivano Tolettini -


La Marzotto non è più dei Marzotto. Se l’è comprata il manager di lungo corso diventato capitano d’industria. Lo storico gruppo tessile internazionale fondato nel 1836 non è più controllato dalla famiglia allargata di ricchi imprenditori veneti. Con la clamorosa zampata finanziaria del vecchio dirigente, che in 59 anni di onorato servizio per i Marzotto – fu assunto quando era ancora in vita il grande Gaetano junior – si è fatto timoniere, l’ingegnere Antonio Favrin, che per mesi aveva dissimulato le reali intenzioni spargendo la voce che la sua finanziaria Faber Five voleva uscire dai giochi, si aggiudica alle buste per 32 milioni e 10 mila euro le quote della cassaforte Manifattura Internazionale (MI) necessarie per guidare l’azienda di Valdagno.

La società MI faceva capo ai figli di Andrea Donà dalle Rose – che fino alla morte nel 7 settembre 2022 era consigliere delegato e azionista di maggioranza -, agli eredi della sorella Rosanna e alla sorella Isabella. Si apprende che Lodovico Donà Dalle Rose, 28enne figlio di Andrea, nelle buste consegnate al notaio Marchetti di Milano ha inserito un’offerta con una forchetta da 22 a 32 milioni di euro. Superata per un “alito” di euro, 10 mila, da quella decisiva dell’86enne Favrin, che ha tempo due mesi per perfezionare l’acquisto.

Con questa operazione la sua Faber Five sale all’80% del capitale di Trenora, mentre il rimanente 20% è di Vittorio Marzotto, fratello di Matteo, che entro un mese potrà esercitare il diritto di covendita a favore dei Favrin per 16 milioni di euro. A sua volta Trenora, che fu costituito da Umberto Marzotto – l’ex marito di Marta e padre di Vittorio, dandogli il nome del panfilo del padre Gaetano -, cui è soggetta la capogruppo Marzotto spa, ha in pancia il 52% di Wizard, lo scrigno azionario che controlla appunto uno dei principali player internazionali del settore tessile, che occupa oltre 3 mila persone in Italia e all’estero con un fatturato a fine 2023 stimato attorno ai 400 milioni e un ebitda sui 50 milioni. L’altro 48% di Wizard rimane in quota per il 28% ai Donà dalle Rosa con MI e per il 20 % a Simon Fiduciaria riconducibile alle figlie di Giannino Marzotto.

RETROSCENA E BORSA

L’identità è in grado di svelare per prima gli inattesi retroscena di una sorta di Dynasty interna alla sesta e settima generazione di alcuni rami dei Marzotto. Per mesi si era giocata nei salotti felpati della finanza milanese, con l’apertura di una data room ai fondi d’investimento che avevano stimato il valore del gruppo in 200 milioni di euro. I rumors accreditavano che Lodovico Donà dalle Rose con la regia di Lazard volesse rilevare la partecipazione della famiglia Favrin, negoziando un prestito per la necessaria provvista di 50 milioni. Quelli complessivi che mette sul tavolo Faber Five se Vittorio Marzotto venderà la sua quota in Trenora. In realtà l’ing. Favrin non voleva cedere il comando, forte di un patrimonio valutato centinaia di milioni di euro. Egli con indubbia abilità ha pilotato una scalata che è partita vent’anni fa quando su volere di Pietro Marzotto entrò nell’azienda tessile dopo i quasi trent’anni trascorsi in Zignago. Il presidente di Marzotto è affiancato dal figlio Davide, che è l’amministratore delegato, con la figlia Federica che siede nel Cda con il vicepresidente Andrea Guaccero, Donatella Ratti e Federico Torresi.

I Favrin adesso diventano anche gli azionisti di maggioranza con il 68% di Ratti spa, quotata in Borsa. Così tra gli scenari possibili l’ingegnere può valutare la fusione inversa convocando l’assemblea straordinaria per riportare il gruppo tessile in Piazza Affari. Un colpo da maestro che valorizzerebbe ulteriormente l’investimento. “Non abbiamo problemi come famiglia – disse Favrin contando sul fatto che i soci (divisi) di maggioranza Donà dalle Rose volevano il riassetto in autunno -, prima di tutto viene il bene dell’azienda Marzotto. Faremo attenzione”. È stato di parola. Se l’è comprata.


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