La poesia della Schoß Company al Festival delle Colline Torinesi 31
La Schoß Company, compagnia svizzera di ricerca e sperimentazione sonora e visiva fondata dalla cantante e performer Lisa Tatin e dalla video light desiger Simona Gallo, è stata la protagonista di un dittico di lavori portato al teatro Astra nell’ambito della trentunesima edizione del Festival delle Colline Torinesi. Il tema del corpo in quanto materia, strumento, carne che subisce una vita non strettamente legata alla volontà o alle necessità dello spirito, rimane esplorazione pregnante all’interno della rassegna, e se nello “Stabat Mater” di Janaina Leite si è espressa in una formulazione narrativa, la Schoß Company l’ha vestita di elementi primordiali, prive di quelle sovrastrutture linguistico-discorsive che quasi sempre, all’interno della comunicazione umana, rappresentano il legame inscindibile tra evoluzione, discordia e crudeltà, i tre grandi fuochi che nella mitologia nordica fanno cenere dei sensi, oltre a rendere cieco e incomprensibile, a se stesso e agli altri, il sentimento della compassione.
“Lab_21 Mon corps n’obeit plus”, la prima delle due performance portate in scena dalla Schoß Company, sembra configurarsi come un rito, ciclicamente angelico ed estremamente disturbante, celebrato dalla memorabile Lisa Tatin che, oltre a possedere una formazione da cantante lirica di altissima qualità, è portatrice di una voce il cui suono rappresenta il significato stesso di ciò che vuole indicare. Non è necessaria la parola perché nessuno chiederebbe alla farfalla che nasce di raccontare la sua metamorfosi: la bellezza di ciò che sta accadendo, il silenzio che segue parole ormai prive di significato e che anticipa il grido liberatorio di un corpo, che si può immaginare. L’intensità della carne quando è satura della sua contemporaneità, quando cerca respiro, disgiungimento dall’anima, e persino da se stessa, innesca qualcosa che comincia a vibrare nell’anima di chi osserva, “quasi fosse un antico testimone di fronte alla meraviglia che sta per nascere”, citando Paolo Conte nella descrizione del suo appoggiare la mano sui tasti del pianoforte. “Lab_21 Mon corps n’obeit plus”, ispirato al lavoro di Yoann Thommerel, poeta, drammaturgo, regista e performer francese, si serve tecnicamente di sensori che interagiscono con il corpo, trasformando il movimento di quest’ultimo in suono e mettendo in luce la ribellione di chi tenta di resistere al condizionamento dall’esterno, poiché sempre violento. Un lavoro magmatico, eruttivo e poetico in cui si avverte la sofferenza, l’incanto mentre tutto accade, e la voce che emerge dalla memoria collettiva di un corpo e di una voce universali.
“Personne ne ramasse ma langue”, il secondo lavoro proposto dalla Schoß Company, è l’immersione in una poesia che rappresenta contemporaneamente lo spazio della performance e il corpo della poesia stessa. Il pubblico, parte integrante dello spettacolo, con la propria presenza determina lo spazio e i movimenti in cui operano le performer Lisa Tatin e Chloé Bieri, che danno voce ai testi poetici di poetessǝ impegnatǝ quali Lisette Lombé, Laura Vazquez, Stéphanie Vovor, Céecile Coulon e Kae Tempest. Esiste in letteratura, e in particolare in poesia, un termine greco che va a definire una parola o un’espressione che compare una sola volta all’interno di un testo specifico, nell’opera di un determinato autore o nell’opera complessiva di una determinata cultura rappresentata da uomini che condividono un linguaggio specifico: ἅπαξ λεγόμενον (hapax legomenon). Nel tempo, l’hapax legomenon è entrato a far parte anche di una dimensione emotiva (spesso rappresentata dal sentimento poetico) fuggevole, valida e significante in quel momento, e mai più. Scrivo questo perché è abbastanza comune, per chiunque ami il teatro, rivedere spettacoli e performance più di una volta con un ritorno emotivo o interpretativo dalle sfumature sempre diverse, ma “Personne ne ramasse ma langue” sembra uno di quei momenti d’arte che innescano la magia una volta soltanto. Esattamente come la poesia. Il nome, la salvezza che per caso ti coglie vivo in una tempesta di sabbia.
Concept: Schoß Company – Performance e composizione: Chloé Bieri e Lisa Tatin – Testi: S.Vovor, L.Vazquez, L.Lombé, C.Coulon, K.Tempest, Chloé Bieri, Lisa Tatin – Electronics: Dionysios Papanicolaou, Till Lingenberg, Chloé Bieri – Light Stage Design/ live electroncs: Simona Gallo – Textil artist: Mélanie Vincensini – Amministrazione / Produzione: Bureau Vanessa Lixon – Traduzione italiana: Delfina Arcostanzo – Foto e video: Vladimir Bertozzi e Alexandre Frager – produzione: : Schoß Company – Con il sostegno di: Canton du Valais, Prohelvetia, Loterie Romande, Fondation UBS pour la Culture, Fonds culturel de la Société Suisse des Auteurs, FONDATION SUISA, Corodis
Gian Giacomo Della Porta
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