La strategia Ue: aspetta e spera ma (forse) i tassi non saliranno
Giorgetti vola negli States a rassicurare i lupi di Wall Street, la Germania già ottiene l'ok agli aiuti alle (sue) imprese
Aspetta e spera: un altro giorno nel Paradiso (artificiale) dell’Ue. Altre ventiquattr’ore passate tra speranza e paura, tra mercati che si riprendono e profeti di (facili) sventure. L’ultima è piombata, tra capo e collo, di Ursula von der Leyen: dice Fatih Birol, il direttore generale dell’Aie, che all’Europa restano non più di sei settimane in termini di carburante aereo. O, se preferite, di jet fuel: “Posso dirvi che presto sentiremo la notizia che alcuni voli dalla città A alla città B potrebbero essere cancellati a causa della mancanza di carburante per aerei”.
L’Ue aspetta e spera ma Birol mette in guardia Bruxelles
Birol, che sta facendo il giro delle sette chiese mediatiche internazionali ormai da qualche giorno e che ieri ha parlato all’Associated Press, ci ricorda che stiamo in mezzo alla più grande crisi energetica di sempre il cui impatto “sarà costituito da prezzi più alti della benzina, prezzi più alti del gas, prezzi più alti dell’elettricità”. Ci sarebbe da muoversi. Ma da quell’orecchio Bruxelles ci sente poco. E importa meno che a lanciare l’ennesimo urlo sia stato direttamente il presidente di Confindustria Emanuele Orsini: “La tenuta del Patto di stabilità ci mette fuori concorrenza”. Ma avvantaggia, grandemente, la Germania. Che ha ottenuto dalla Commissione l’ok a una misura da 3,8 miliardi di euro che consentirà alle imprese tedesche di acquistare energia a prezzi bassi e fissi. Berlino ha una cosa che noi italiani non abbiamo: lo spazio fiscale. Quello da cui dipenderanno entità e misure degli aiuti di Stato che l’Ue deciderà, bontà sua, di elargire a un continente che è in debito di ossigeno.
La Bce (forse) non alzerà i tassi fin da subito
Una speranza, a questo punto, sembra arrivare dalla Bce. Incredibile a dirsi, prestando fede a quanto riporta Bloomberg, Francoforte avrebbe in animo di non alzare i tassi nella prossima riunione. Diciamola un po’ meglio. La banca centrale europea rimane vigile e ferma a un approccio “wait and see”. Aspetta e vedi. Oppure aspetta e spera, se preferite. Quella che è la (vera) strategia europea. Aspettare gli eventi e sperare che i negoziati filino lisci, che Trump rinsavisca, che gli ayatollah disarmino Hormuz e che a Israele non torni la fregola di bombardare il Libano. Le borse europee, da qualche giorno, segnano timidi rialzi. Sarebbe un peccato deprimere quel poco di entusiasmo che si respira in giro annunciando fin da subito un’altra mazzata. Che, magari, arriverà lo stesso.
Il volo di Giorgetti negli States
Giancarlo Giorgetti, che è un politico anomalo nel senso che ha la capacità di vedere un po’ più lontano degli altri, già mette le mani avanti. Dagli Usa, dove ha incontrato l’omologo americano Scott Bessent, il titolare del Mef ha asserito che “un approccio prudente alle finanze pubbliche non è un’opzione ma una necessità, soprattutto nel contesto caratterizzato da incertezza e volatilità”. Ciò serve a “mantenere la fiducia del mercato e rafforzare la nostra capacità di rispondere eticamente agli shock esterni”. Insomma, un messaggio alla grande finanza americana, rassicurata sulla politica di rigore fiscale italiano, che deve raggiungere innanzitutto la Commissione Ue. Giorgetti, inoltre, ha voluto sottolineare le grandi relazioni italo-americane.
Un’intesa più forte di Trump
Roba che da sola, nel 2025, vale da sola quasi 100 miliardi, attestandosi a circa 118 miliardi di dollari. Altro che dazi, minacce e strategia del caos. E c’è tanto, tantissimo, ancora in ballo. A cominciare dal gas: fu proprio l’Italia a “presentare” la proposta Usa in Europa. Intese su cui né Giorgia Meloni né tantomeno Donald Trump possono tirarsi indietro. Senza far precipitare un castello che, finisse in macerie, travolgerebbe tutti. E Washington, che è tornata ad essere un esportatore netto di petrolio come non accadeva più dalla fine della Seconda guerra mondiale e che è stata costretta a intaccare le sue riserve, finora più inviolabili del Santo Graal, lo sa fin troppo bene.
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