Lago di Molveno, il silenzio elegante di un lago che sfugge alle cartoline
Il lago di Molveno possiede la sfrontatezza delle cose nate perfette. Arrivi dalla strada che scende lenta tra gli alberi e all’improvviso compare quell’acqua immobile, distesa sotto le Dolomiti di Brenta come un tessuto steso ad asciugare dopo un temporale. Il primo impulso sarebbe fotografarlo. Il secondo consiste nel restare zitti.
Il lago nasce da una frana gigantesca avvenuta migliaia di anni fa. Una montagna crollò e sbarrò la valle. Da quella ferita venne fuori uno dei laghi alpini più belli d’Europa. La natura possiede un gusto feroce per l’estetica. Dove cade una parete di roccia, qualche secolo più tardi arrivano i turisti con le biciclette elettriche, le scarpe tecniche immacolate e la convinzione di avere scoperto un paradiso segreto già fotografato da mezzo continente.
La forza di Molveno sta però nel rapporto tra il lago e il paese. Le case restano indietro quasi con pudore. Le rive respirano ancora. I prati arrivano fino all’acqua e la montagna domina tutto con quell’aria severa tipica del Trentino, terra che riesce a sembrare ordinata anche nei mesi in cui il turismo invade alberghi, campeggi e passeggiate. In parecchie località italiane il paesaggio finisce divorato dai dehors, dalle insegne luminose e dalla fame di monetizzare qualsiasi scorcio. Qui sopravvive una misura più sobria. Persino il silenzio pare protetto.
L’acqua cambia colore nell’arco della giornata come certi umori umani. Al mattino prende un verde trasparente che lascia intravedere il fondale. Nel pomeriggio vira verso il turchese. Quando il cielo si abbassa e le nuvole scendono verso le cime, il lago diventa scuro e trattiene le montagne dentro una superficie quasi metallica. D’estate i bambini corrono sul lido, i pedalò attraversano il lago con la grazia goffa degli oggetti anni Ottanta e gli escursionisti salgono verso il Pradel cercando aria fresca e fotografie da mostrare agli amici rimasti in città davanti al condizionatore.
Molveno possiede anche una piccola crepa nascosta dentro la propria perfezione. Da decenni il lago alimenta la centrale idroelettrica di Santa Massenza e periodicamente il livello dell’acqua si abbassa per esigenze tecniche. Il fondale riaffiora con un aspetto quasi lunare. Fanghiglia, pietre, tronchi, cicatrici. Il lago più celebrato d’Italia mostra improvvisamente il proprio scheletro. Ed è proprio in quel momento che smette di sembrare una cartolina da vendere ai turisti tedeschi in sandali tecnici.
Forse il fascino di Molveno nasce lì. Dentro questa eleganza alpina attraversata da qualcosa di ruvido e autentico. Le Dolomiti riflesse nell’acqua fanno il loro mestiere da secoli. Intanto il lago continua a cambiare faccia con il clima e con le stagioni, restando fedele soltanto a sé stesso.
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