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Lavinia Mennuni: “L’Europa che non fa figli non ha futuro”

L'intervista alla senatrice Fdi che lancia la mobilitazione di Rebirth Europe: "Serve un fondo e campagne dedicate"

di Giovanni Vasso -


“Un continente che non fa figli è destinato a morire”, Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia, è assolutamente convinta che siamo di fronte a un bivio. La scelta è tra il rilancio della natalità, e quindi del modello che ha fatto grande l’Europa e naturalmente anche l’Italia o la fine, lenta ma inevitabile, del nostro mondo. Lei indica la prima strada e, a L’identità, spiega le ragioni di quello che dovrebbe essere un grande impegno, economico ma pure culturale, per ripopolare le culle europee. ReBirth Europe.

Senatrice Mennuni, la clausola di salvaguardia è al centro della manovra che verrà. Il tema portante è quello del sostegno alle famiglie all’epoca del grande gelo demografico. Perché oggi più che mai è necessario?


È urgente intervenire perché un continente che non fa figli è destinato a morire. La decrescita è connaturata al fatto stesso del calo della natalità, mancherà forza lavoro, calerà la produzione ma soprattutto verrà ucciso il futuro, la speranza. E poi, chi sosterrà lo Stato sociale se non ci sono bambini che nascono? È anche per questo che è necessario prevedere un fondo dedicato e svolgere campagne di carattere politico, sociale e culturale. Perché il tema è decisamente anche culturale. Vorrei ricordare che la Francia che era l’unica nazione che aveva un tasso di natalità molto più elevato degli altri con 2,1 figli per donna, ha avuto anch’essa un decremento delle nascite da quando Hollande ha cominciato a tagliare i finanziamenti per la natalità.

Lei ha lanciato l’idea di ReBirth Europe. In cosa potrebbe consistere e perché è necessario agire adesso?

A volte sembra che la Commissione europea non sia molto collegata con la realtà. Stiamo vivendo una fase congiunturale economica difficilissima e quindi bene ha fatto il governo Meloni a chiedere flessibilità di bilancio. Nella discussione sul QFP, che è il bilancio UE del prossimo settennato, in più occasioni di dibattito nei contesti europei, ho lanciato l’appello affinché sia prevista una grande campagna per il rilancio e la costituzione di un fondo per la natalità: ReBirth Europe.

L’orizzonte della campagna va ben oltre i confini italiani. Eppure, sempre secondo Eurostat, l’immigrazione (per ora) compensa ancora in Europa il saldo negativo delle nascite. Quel modello, che negli anni scorsi avrebbe dovuto salvare la capra della produttività e i cavoli delle culle vuote, sta mostrando i suoi limiti o funziona ancora?


Credo che stia purtroppo dimostrando dei limiti, l’identità europea deve essere garantita anche dall’entità di una popolazione che ha comuni radici culturali, valoriali e religiose.

La crescita senza figli è impossibile. Ma pure far figli senza lavoro né tutele, con le case che dal 2000 al 2025 valgono più del 200 per cento in più, non è facile. Che cosa è successo e da dove si può ripartire per immaginare una nuova Europa?


La casa è una delle grandi necessità su cui bisogna intervenire. È per questo che il governo Meloni ha lanciato un piano casa molto importante per la realizzazione, coinvolgendo peraltro il partenariato pubblico-privato, di un housing sociale che tenga conto dell’esigenza soprattutto per le giovani famiglie. Voglio ricordare il grande successo in Italia della garanzia dello Stato per i mutui accesi dalle giovani coppie per l’acquisto della prima casa. Bisogna proseguire su questa strada ed è necessario che l’Europa contribuisca e non imbrigli il mercato immobiliare con politiche ideologiche come quelle delle case green.

La strategia sarà su vari livelli temporali. Adesso, subito, cos’è che si può fare magari già nella prossima Manovra per aiutare l’Italia, e quindi anche l’Europa, a ripopolare il suo futuro?

Il Governo ha creato importanti servizi per l’infanzia, insieme a sgravi contributivi per le imprese che sostengono la natalità e a nuove risorse per i servizi alle famiglie sui territori. Noi proseguiremo con questo grande lavoro, ma l’Italia non può affrontare da sola la fase di gelo demografico europeo. Il tema va affrontato sul piano economico e culturale. Ci sono infatti molte coppie benestanti che scelgono di non avere figli. Poi ci sono coppie che hanno invece il problema della casa, del costo della vita che è elevato e necessitano di adeguati sostegni dallo Stato. Il governo si è attivato con norme che sostengono il ruolo della donna lavoratrice e madre e le pari responsabilità. Dobbiamo continuare su questa strada mettendo la natalità al centro delle nostre politiche nazionali e delle politiche europee.

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