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Esteri

Dal Texas a Malpensa: l’ingegnere texano accusato di uxoricidio chiede asilo in Italia

L'avvocato americano del sospettato dichiara: “Non ha strangolato sua moglie. L'amava”

di Cinzia Rolli -


Lee Mongerson Gilley, un texano di trentanove anni, è accusato di aver ucciso la moglie incinta di nove settimane, Christian Bauer Gilley, ad ottobre del 2024.

La vittima è stata trovata priva di sensi nella casa coniugale a Houston Heights il 7 ottobre 2025. Sebbene inizialmente Lee Gilley dichiarava si trattasse di suicidio, l’autopsia stabilì che la morte era dovuta a compressione del collo e parte superiore della schiena.

Poco prima dell’inizio del processo a Houston, previsto per il mese di maggio 2026, l’uomo ha tagliato il braccialetto elettronico ed è fuggito in Italia dove si trova attualmente in custodia a Torino.

Gilley ha attraversato il Canada prima di arrivare a Milano sotto falsa identità, utilizzando documenti belgi falsificati e il nome: Lejeune Jean Luc Olivier.

La polizia di frontiera lo ha trattenuto all’aeroporto di Milano Malpensa il 3 maggio dopo aver scoperto la falsità delle generalità presentate.

Una volta fermato, Gilley ha rivelato la sua vera identità e ha chiesto asilo politico e protezione internazionale.

L’uomo infatti sostiene di essere vittima di un processo ingiusto e teme la pena di morte in Texas. Poiché l’Italia non adotta la pena capitale, le autorità italiane non possono concedere l’estradizione se esiste il rischio reale che questa venga applicata. Il Ministero della Giustizia italiano non potrà autorizzare l’estradizione verso il Texas quindi finché non riceverà garanzie formali dagli Stati Uniti che la pena di morte non verrà applicata essendo contraria ai principi della Costituzione italiana.

Gag order, cauzione revocata e udienza a Torino: il destino di Lee Gilley si decide in Italia

L’8 maggio 2026, il giudice Peyton Peebles III della Contea di Harris, Texas, ha firmato un ordine di silenzio (gag order). Ciò significa che tutte le parti coinvolte nella vicenda, dagli avvocati ai testimoni, non possono rilasciare dichiarazioni pubbliche o parlare con i media riguardo ai dettagli del caso. Ciò per garantire un processo giusto ed equo per il sospettato e per evitare che la giuria possa essere influenzata dall’enorme risonanza mediatica causata dalla sua fuga internazionale.

Contemporaneamente il giudice ha ufficialmente revocato la cauzione di Gilley, ordinando il sequestro del milione di dollari precedentemente versato.

Il suo difensore in America, Dick DeGuerin, sostiene che la donna sia morta per una condizione medica pregressa, l’anemia dell’emoglobina, che ha sintomi che ricordano l’asfissia meccanica e quindi non per strangolamento. L’avvocato dichiara nel contempo di essere preoccupato per la fuga del suo assistito in quanto potrebbe essere interpretata come un’ammissione di colpa.

La richiesta di asilo politico, basata sul timore di un processo mediatico e della pena capitale, rappresenta il confine che separa l’uomo texano, accusato di aver ucciso la moglie incinta dal banco degli imputati a Houston.

L’udienza di oggi, 11 maggio, presso la Corte d’Appello di Torino rappresenta un passaggio importante per il futuro di Lee Mongerson Gilley.

I giudici sono stati chiamati a pronunciarsi sulla convalida del fermo preventivo a fini estradizionali e il cittadino americano ha insistito sulla richiesta di protezione internazionale.

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