L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Legge elettorale: l’ipocrisia del PD non ha limiti

di Alessandro Scipioni -


​Marco Travaglio ha avuto la lucidità intellettuale di ammettere che grossa parte delle porcate che la sinistra rinfaccia sulla legge elettorale sono state proprio portate avanti dalla sinistra. Guardiamo Renzi, il grande fautore delle liste bloccate, che, tra l’altro, riprendevano le liste bloccate di un’altra regione che aveva queste porcherie nel DNA, la Toscana. Storicamente certo non a destra. Quella delle finte preferenze, delle crocette che tendono poi ad essere riprese, certamente, anche a destra, però, quantomeno, bisogna dire che Giorgia Meloni non può essere accusata di tutto.

Innanzitutto, perché proprio la legge di Mattarella a mettere le liste bloccate, nel lontano 1993. Certo, c’è però da dire che la Corte Costituzionale ha ritenuto che la lista bloccata lunga non fosse corretta (quella di Mattarella era molto corta), perché non permetteva all’elettore il controllo degli eletti, secondo me, sbagliando, avrebbe dovuto abrogarlo del tutto, perché non si può permettere ai partiti di decidere chi è eletto, punto e basta.

Però io difendo questa legge elettorale!

Se non altro, perché la Meloni le preferenze le ha volute e i capilista bloccati li ha subiti. Lei non aveva certo bisogno di questa legge, visto che la maggior parte degli eletti di Fratelli d’Italia verranno scelti con le preferenze. Chi metterà capolista la Meloni non ha certo problemi a farsi eleggere a preferenze, né Lei, né Donzelli, né La Russa, né Crosetto, né Lollobrigida.

Il pregio della legge elettorale e lo spettro della Consulta

Questa era una volontà forte dei suoi alleati. Uno un personaggio in cerca d’autore e uno un personaggio che è autore di tutte le sue disgrazie, come lo fu delle sue fortune; cercano di impiantare una classe dirigente parlamentare a loro presumibilmente fedele e di nominati.

Ma, detto questo, questa legge elettorale una positività l’ha! Ossia, fa quello che vogliono gli italiani; consente di sapere chi andrà a governare e dà numeri certi e stabili per le riforme. Ora, io non sono così sereno perché sono apertamente convinto che la Corte ci metterà bocca. Che non altro perché in questo paese, le riforme vengono sempre viste con sospetto e timore. E complicarle viene sempre visto come un gesto altamente responsabile.

Voglio vedere come! Perché se accettò in buona parte delle soglie per i premi di maggioranza inferiori, perché questo, che si ispira a criteri ragionevoli, dovrebbe essere falcidiato. Detto questo, comunque rimango poco fiducioso.

Non credo che il Colle la respingerà, soprattutto perché sa che la Corte si pronuncerà su questa legge. Quindi, darà il tempo ai giudici di decidere e non so se sia stato Machiavellico da parte del centrodestra  approvarla in largo anticipo proprio per dare tempo di farsela crivellare. Però la destra è fatta così. le finezze di Palazzo appartengono agli altri. Le sono affezionato, e preferisco piangere davanti a una groviera, che esultare per un giochetto stile PD.

Il piano B: soglia al 5% e la sfida delle firme nei collegi

Spero che, eventualmente, abbia un piano B, perché se la Corte trasformasse questa legge in un proporzionale purissimo a quel punto, per forza di cose, la maggioranza dovrebbe avere l’intelligenza di mettere una soglia di sbarramento alla faccia dei piccoli che non potrebbe essere inferiore al 5%. Però qui vengono le limitazioni interne. Il problema drammatico sarebbe Salvini, che già quella soglia rischia di vederla a distanza. Però si può sempre ripescare il miglior prudente della coalizione vincente. Almeno questo lo trasformerebbe in un perdente di successo. Meglio una magra consolazione che nessuna consolazione.

Non avrei niente da dire su due cose, se intervenisse la Corte.  Sulla raccolta di firme nei collegi, che poi non è poi in realtà uno svantaggio per i piccoli. Se sono piccoli piccoli sì. Ma se sono partiti che se la possono giocare, questa legge gli offre un’opportunità. Con questo sforzo fatto, debbono avere la capacità di trovare struttura territoriale e vedere chi veramente conta sul territorio e di stringere un rapporto con gli elettori e conoscerli;  se uno è un grande organizzatore gli hanno dato il volano di lancio. Può in un colpo solo capire a chi affidare i territori in base ai risultati, e stringere quella rete di conoscenze fondamentale a radicarsi per le amministrative. Però, guardando al merito della questione,  i criteri attuali non sono improntati alla massima equità.

Preferenze secche e niente blindati: la legge che vorrei

Ma soprattutto non avrei nulla da dire alla Corte se facesse una cosa meravigliosa, rivoluzionaria, stupenda. Se dichiarasse incostituzionale blindare l’elezione di chicchesia. Anche di una sola persona in tutta Italia.

Porterei un mazzo di fiori ad ogni giudice, perché gli elettori si debbono poter liberamente scegliere i loro rappresentanti. Il mio sogno sarebbe essere ancora più radicale, anche togliendo le crocette e mettendo le preferenze secche. Questa sarebbe la cosa migliore.

Io credo che le preferenze siano un volano di clientelismo incredibile, questo tendo a specificarlo. Non le adoro, però non posso più difendere i parlamenti di nominati e di imbecilli messi lì soltanto perché presunti fedelissimi. Se le preferenze sono un veicolo di cattiva politica, meglio la cattiva politica rispetto al nulla assoluto che hanno prodotto questi parlamenti. Io sarei per i collegi.

Però detto ciò, se ci sono le preferenze, che siano serie e si vada fino in fondo. Per il resto, sul premio di maggioranza, io trovo giusto che chi prende un voto di più governi e trovo ancora più giusta l’indicazione del premier, che non è un obbligo per il Presidente della Repubblica, ma una responsabilità politica. Perché direbbe no a una persona scelta chiaramente dal popolo italiano?

LEGGI TUTTE LE NEWS DI POLITICA


Torna alle notizie in home