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Musica

Addio a Frank Beard, storico batterista degli ZZ Top

Era il cuore ritmico del trio: cinque decenni di groove, precisione e identità sonora

di Ernesto Ferrante -


Frank Beard non era soltanto il batterista degli ZZ Top, era la loro spina dorsale, il battito cardiaco che ha tenuto insieme per oltre cinquant’anni uno dei power trio più longevi e riconoscibili della storia del rock. A 77 anni, quel ritmo si è fermato. La band ha annunciato la sua scomparsa con un messaggio affidato a Billy F. Gibbons, compagno di palco e di vita musicale. Un saluto affettuoso, intriso di gratitudine, che definisce Beard come “uno dei batteristi più naturalmente innovativi e un vero figlio del Texas”.

La notizia ha portato gli ZZ Top a cancellare i concerti previsti a Salt Lake City e Colorado Springs. Il tour The Big One! riprenderà nel weekend con due date ad Austin City Limits, luogo simbolo della cultura musicale texana e città che Beard considerava una seconda casa. Un ritorno che avrà inevitabilmente il sapore dell’omaggio.

Il texano senza barba che ha fatto la storia

Frank Lee Beard era nato l’11 giugno 1949 a Frankston, in Texas. Entrò negli ZZ Top nel 1969, fin dagli esordi, diventando l’unico membro del trio a non portare la lunga barba che ha reso iconica l’immagine della band. Un paradosso che i fan hanno sempre amato. Un batterista di nome Beard, senza beard.

Con la sua famiglia musicale ha venduto 50 milioni di album nel mondo, piazzato otto brani nella Top 40, conquistato sei primi posti nella Mainstream Rock Songs e tre MTV Video Music Awards. Nel 2004 è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame insieme a Billy Gibbons e Dusty Hill, consacrando una carriera che ha attraversato epoche, mode e rivoluzioni sonore.

Il groove che ha definito un suono

Gli ZZ Top si erano formati a Houston nel 1969, mantenendo per oltre mezzo secolo la stessa formazione: Gibbons alla chitarra e voce, Hill al basso, Beard alla batteria. Prima di unirsi, i tre avevano militato in diverse band texane, dai Moving Sidewalks agli American Blues. Il loro sound, un incrocio tra psichedelia, blues e rock, si era consolidato negli anni ’70 con album come Tres Hombres e brani diventati cult come La Grange.

Negli anni ’80, con l’introduzione dei sintetizzatori e videoclip entrati nell’immaginario collettivo, il trio aveva raggiunto una nuova vetta di popolarità con Eliminator (1983), uno dei dischi rock più venduti di sempre. In tutto questo, Beard era la costante. Un batterista essenziale, preciso, con un groove asciutto che teneva insieme il blues texano e la modernità elettronica.

Il suo stile, apparentemente semplice, era in realtà una macchina perfetta. Un backbeat che non lasciava spazio al superfluo, ma che sapeva dare identità a ogni brano. Come recita un celebre verso degli ZZ Top, I’m bad, I’m nationwide: una frase che oggi suona come il ritratto più fedele di un musicista che ha portato il Texas nel mondo e il mondo dentro il suo ritmo.

Un’eredità che continua a vibrare

La morte di Frank Beard rappresenta per molti versi la chiusura di un’epoca. Ma il suo groove resta, inciso nei palchi consumati dal sudore, nei riff di Gibbons e nel basso di Hill che hanno dialogato con la sua batteria come fossero un’unica creatura. Da qualche ora gni colpo di rullante porterà con sé un ricordo. E un’assenza.


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